Carlo Felice: azzeriamo tutto E ripartiamo

«Vorrei che il palcoscenico fosse sottile come la corda di un funambolo, così chi non è capace non ci si avventurerebbe», scriveva Goethe e ripete spesso uno dei miei maestri, Marco Sciaccaluga. Da questo funambolico palcoscenico vedremmo cascare sindacalisti del Carlo Felice, più adatti a gestire le istanze dei minatori siberiani piuttosto che avvicinarsi all’arte del palcoscenico e «Sindache» desiderose di calcare le scene per annunciare ai genovesi che sì, lo sciopero c’è, ma nonostante tutto lo spettacolo va avanti e lo spettacolo è Lei; e intanto sognare d’essere, almeno una volta, «Traviata». (...)