Carlo Felice, le figuracce non vanno in ferie

Palchi posticci e pericolanti, spazi insufficienti, persino cantonate artistiche sugli autori delle opere. L’unica cosa che non va in ferie per il Carlo Felice sono le figuracce. Al termine di una stagione disastrosa per gli scioperi a raffica e le prime saltate a ripetizione, il teatro dell’Opera di Genova aveva organizzato una tournée regionale ma le cose non sono certo andate meglio. A Lerici, denunciano i sindacati Fials-Cisal, Snater, Libersind, «lo spazio insufficiente e le infrastrutture deficitarie hanno determinato una riduzione dell’organico orchestrale, con conseguente decadimento della resa artistica e relativo spreco di risorse umane e finanziarie» (assunzione di personale a termine rivelatosi poi inutile)». Il fatto più grave è invece avvenuto a Savignone dove neppure si è andati in scena. Il concerto non è stato eseguito per l’inagibilità del palco. Addirittura i vigili del fuoco hanno fermato tutto, constatando che ponteggi e assi erano state montate in maniera troppo pericolosa per poter sorreggere i protagonisti dello spettacolo.
I sindacati, con una lettera indirizzata al sindaco Vincenzi, al consiglio d’amministrazione al sovrintendente, ai capigruppi del consiglio comunale e di quello regionale, hanno denunciato la totale inadeguatezza e insufficienza della macchina organizzativa, sottolineando un «ingente danno d’immagine arrecato alla nostra istituzione da parte di alcuni nostri responsabili (dirigenti e funzionari) che avrebbero invece dovuto assicurare il perfetto funzionamento di tutta la macchina organizzativa».
Ricordato il «flop» del concerto del 21 giugno al Carlo Felice (offerto alla città in occasione della Giornata Europea della Musica) al quale hanno assistito pochissime persone, i sindacati non nascondono l’imbarazzo per un’altra grave gaffe. Il giorno dopo la presentazione della stagione 2008-09, all’esterno del Carlo Felice sono comparsi gli striscioni con il calendario. «E l’Andrea Chenier è stato attribuito addirittura a Richard Strauss anziché a Umberto Giordano», gridano alla vergogna i sindacati. Che chiudono denunciando anche le recenti mosse del consiglio di amministrazione che, stravolgendo precedenti delibere che «avrebbero garantito il bilancio in pareggio, hanno invece portato la Fondazione sull’orlo del baratro».