Il Carlo Felice non taglia teste ma solo voci

«Il problema sindacale non esiste». Questa la risposta di Giuseppe Ferrazza a chi in conferenza stampa gli ha chiesto la motivazione di questo atteso e controverso commissariamento. Affermazione, quella del commissario straordinario, che non può non lasciare di stucco: tutta la stagione scorsa è andata avanti a botte di scioperi e lotte interne, tra sindacati e sindacati, tra sindacati e sovrintendenza, tra sindacati e sindaco. Non lo sanno solo gli addetti ai lavori, questa è cronaca cittadina, che ha toccato direttamente abbonati e appassionati di lirica, costretti a rinunciare alla maggior parte delle recite in cartellone. E del resto risalgono a non più di un mese fa le dichiarazioni dell'ex sovrintendente Gennaro Di Benedetto, che ai giornali aveva presentato la situazione come una sconfitta politica, triste e inevitabile risultato di una indomabile lotta interna fra tutti i sindacati.
Insomma, la presenza del commissario Ferrazza dipenderebbe invece semplicemente dalla decisione del ministro Bondi di salvare il Teatro genovese rimasto orfano del Cda, dimessosi nel luglio scorso, e quindi senza più un comandante al timone. Ma è proprio qui il punto: le dimissioni non derivavano da un'impossibilità a gestire le lotte intestine? A nulla serve tentare di far parlare Di Benedetto, che se ne sta arroccato nel suo ufficio e che alle nostre perplessità in materia sindacale si è limitato ad un muto alzare di sopracciglio. La questione è per il momento accantonata, le carte in tavola ora sembrano essere altre: il rilancio del teatro e il suo inserimento totale nella vita dei genovesi. Lodevole e arduo proponimento, che dovrebbe attuarsi attraverso una politica basata su un aumento della produttività, sul «taglio dei costi, non delle teste» (unica eccezione sembra essere Oren, non confermato a direttore principale), che aumenti le entrate e che elimini le spese inutili e dannose, che attragga un pubblico sempre più vasto e che restituisca a Genova un inconfondibile punto di riferimento culturale e sociale. «Voglio costruire insieme alle maestranze un teatro nuovo - Ferrazza accenna anche ad un possibile incremento delle masse artistiche - e per questo ho bisogno del lavoro di tutti, del sostegno dei privati, della presenza dei Soci Fondatori, perché questa città merita un teatro al massimo».
La questione «spese inutili» riguarderebbe tra l'altro il comprimariato, che dovrebbe d'ora in poi essere «casalingo». «Vogliamo allevare giovani cantanti talentuosi, creando un centro di perfezionamento che li prepari al nostro palcoscenico, in modo che questo sia un trampolino di lancio che li faccia emergere prima di cadere nei circuiti diabolici delle agenzie. Il che vuol dire anche recite ad un prezzo contenuto - accanto a quelle interpretate dai grandi nomi e quindi più costose - per attirare sempre più pubblico».
Peccato solo che per i primi tempi, questo non potrà che allargare la forbice tra chi a teatro è sempre andato e vuole «il famoso», e chi invece gli interpreti da migliaia di euro di cachet mai li ha ascoltati e mai li ascolterà. Pazienza, è l'unico percorso da seguire per educare il pubblico alla lirica. Partenza quindi con tanto entusiasmo, a cominciare proprio dai concerti domenicali del pomeriggio (7, 21, 28 settembre alle 15.30), pensati per le famiglie, per i turisti o per chi ha problemi con gli spostamenti serali, e soprattutto a prezzi veramente convenienti (5 euro gli adulti, 3 euro i giovani, abbonamento a tre concerti 10 euro). Tre splendidi appuntamenti sinfonici (quello del 21 lirico-sinfonico, con il soprano Kristin Lewis) con l'orchestra del Teatro diretta da Maurizio Billi, Giampaolo Bisanti, Julia Jones; appuntamenti che si affiancano ai due concerti per la notte bianca aperti alla città (12, 13 settembre con la Nona di Beethoven diretta da Juanjo Mena) e all'inizio della stagione sinfonica, previsto per il prossimo 18 settembre.