Il Carlo Felice riparte dalle favole

(...) che in bella mostra percorrono il cartellone blu affisso alle pareti; testimonianze eccelse di momenti diversi della storia musicale ed espressione di differenti aree culturali, gli allestimenti in programma promettono grandi spettacoli, impreziositi da protagonisti di alto livello.
E forse a ben guardare quasi si è tentati di trovare un filo conduttore che unisce le opere previste, per lo meno facendo riferimento alla prima parte, quella autunno-invernale: il filone fiabesco già presente nella stagione agli sgoccioli sembra rivivere in primis con lo spettacolo di apertura, a novembre, un affascinante «Flauto Magico» di Mozart, di ritorno nel suo allestimento «casalingo» con le scene di Emanuele Luzzati.
Dal popolaresco Singspiel tedesco, all'impressionismo simbolista del «Castello di Barbablù», opera scioccante di Bartók, in un'edizione semiscenica diretta da Paolo Carignani, per poi arrivare ad un classico del balletto, «Il lago dei cigni» di Cjakovskij, anche questa una bella fiaba, con un nuovo allestimento del Teatro Stanislavskij di Mosca e del suo Corpo di Ballo. Passando attraverso un amato titolo del repertorio belcantistico italiano, il «Don Pasquale» di Donizetti, arriviamo ad una novità assoluta, «L'amore delle tre melarance» di Prokof'ev, dalla favola di Gozzi, irriverente ed anti-realista, nella sua versione in lingua francese con l'allestimento della Komische Oper di Berlino.
Dalla fiaba si passa poi al più «gridato» verismo, con un dittico quasi indissolubile, anche per le date in comune: «Pagliacci» di Leoncavallo e «Cavalleria Rusticana» di Mascagni - quest'ultima riportata alla dimensione drammatica della tragedia greca - che segnano il debutto registico di Sebastiano Lo Monaco. Ancora uno sguardo all'Italia di fine ottocento con la prima opera giovanile di Puccini, «Le Villi», un esempio non poi così conosciuto di teatro romantico-fantastico, per poi cambiare del tutto registro, con «Giulio Cesare» di Händel, prezioso e raro gioiello del repertorio barocco.
Grande finale a sorpresa, con il sontuoso affresco epico-popolare verdiano «La forza del destino», che diretta dal Daniel Oren si propone di chiudere in magnificenza la stagione operistica genovese. Accanto alla programmazione lirica, che ha subito una forzata restrizione, una ricca stagione sinfonica, inaugurata da due concerti diretti da Spivakov e che si sviluppa intorno a due grandi temi monografici: l'integrale delle sinfonie di Schumann e dei concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven, con interpreti italiani eccezionali; e la musica sinfonica russa, anch'essa proposta da direttori e solisti di fama internazionale.
Natale e Pasqua saranno momenti dedicati ad una riflessione non solo musicale e di repertorio, ma anche culturale e sociale: Jonathan Webb dirigerà il 20 dicembre un concerto omaggio a Britten, particolarmente amato dal pubblico genovese, mentre l'appuntamento pasquale prevede, tra l'altro, un toccante «Trenodia», Lamento per le vittime di Hiroshima di Penderecki, una straziante meditazione, sempre attuale, sul valore della pace e l'orrore della guerra. Una stagione emozionante, quella in arrivo, che vuole convincere e piacere al suo pubblico; e ha davvero le carte in regola per farlo.