Carlo Felice Se la salvezza del teatro è a carico dei genovesi

La questione non è solo, salviamo il Carlo Felice sì, salviamo il Carlo Felice no.
Non esiste un genovese e dico uno solo, che per «sadomasochismo personale», vorrebbe privarsi del teatro lirico a Genova. Non esistono politici sia della PdL che del Pd che si compiacciano a lasciare centinaia di famiglie a casa. Non esistono direttori di giornali che fanno il tifo Pro e Contro la chiusura del teatro dell’opera.
Esiste però chi, dell’etica dell’amministrazione sia privata che pubblica e del lavoro, in questo momento storico di crisi economica, ne fa una questione di principio. Una questione etica che va estesa a tutte le aziende partecipate, una questione etica che ingloba tutte le aziende in «house». L’etica della buona amministrazione che rispetta le leggi e le leggi di mercato.
È ora di finirla di attingere dalle tasche dei contribuenti quando le aziende vanno male. Non si può per salvare un teatro e/o un’azienda municipale dissanguando (vessando) i cittadini genovesi.
E poi diciamocelo francamente: siamo stanchi di dover far fronte all’incapacità programmatica e gestionale di chi, invece di fornirci servizi, depaupera e svende il patrimonio Comunale.
Chi ha sbagliato paghi e non mi riferisco ai soli amministratori politici e manager che sicuramente sono parte in causa.
Con buona pace di tutti: ripartiamo dall’etica della buona amministrazione e del buon lavoro.