Il Carlo Felice stecca, il pubblico si rivolta

Caso vuole che il Poeta Prosdocimo, nel finale del «Turco in Italia», reciti questa frase: «e contento qual son io forse il pubblico sarà».
Ironia della sorte, diremmo noi, perché il pubblico martedì sera al Teatro Carlo Felice era poco e nemmeno tanto contento: qualcuno è uscito dopo il primo atto, altri nemmeno hanno aspettato i saluti dei protagonisti, pochi e tiepidi gli applausi e addirittura qualche fischio.
Ma quel che lascia più perplessi è che un'altra parte di pubblico è rimasta a casa: la platea era semi vuota, la galleria chiusa e ad una «Prima» questo è - oltre che gravissimo - quantomeno curioso.
Se poi si aggiunge che le contestazioni non del tutto si giustificavano da un punto di vista strettamente musicale, viene spontaneo chiedersi se non fosse una forma di protesta di altro tipo; una reazione degli abbonati alle modifiche del cartellone, per esempio, oppure, ancor più grave, l'indifferenza - e la diffidenza? - crescente verso il nostro teatro dell'opera.
Rimanga pure il beneficio del dubbio, prove non ne abbiamo, ma negare l'evidenza è impresa ardua: gli abbonati sono esasperati dalla perenne altalena su cui dondolano d\a più di un anno, dalle innumerevoli recite cancellate, con il danno, economico, e la beffa (...)