Il Carlo Felice va in Cina per rilanciare Genova

Facciamo subito il gioco della torre: lei, sovrintendente Di Benedetto, chi butterebbe giù, il ministro Urbani o il collega Buttiglione?
Gennaro Di Benedetto, da tre anni esatti al timone del Teatro Carlo Felice, tergiversa: il fatto è che Urbani gli aveva promesso i soldi che non sono mai arrivati, Buttiglione aveva promesso di recuperarli, ma non c’è riuscito. E allora, prima di costringere il sovrintendente a confessare di volerli buttare giù tutti e due, è meglio passare alla domanda di riserva.
È vero che il bilancio del Teatro dell’opera chiuderà in rosso?
«Stiamo facendo gli ultimi calcoli. Il buco, assolutamente imprevisto e dovuto al taglio dei fondi statali, potrà essere anche inferiore ai 5 milioni di euro ipotizzati in un primo tempo. Ma non abbiamo molti margini di manovra».
Si è parlato di possibili, ulteriori risparmi. O sacrifici?
«Se n’è parlato e se ne parla tuttora a sproposito. In questi anni, parlo ovviamente da quando ci sono io, abbiamo proceduto con razionalità e convinzione, e vorrei ricordare anche col sacrificio dei dipendenti e la collaborazione dei sindacati, a una ristrutturazione profonda che ha richiesto uno sforzo imponente dal punto di vista organizzativo».
Che ha dato i suoi frutti.
«Le cifre parlano: il bilancio 2002 si era chiuso in rosso di 3 milioni e mezzo di euro, quello del 2003 era già in attivo. Siamo andati avanti di questo passo, ma la mazzata dei tagli del Fondo unico dello spettacolo ci riporta molto indietro».
Pesa anche il pregresso.
«Eccome: 14 milioni di euro, che potevano ridursi, e invece restano come un macigno a pesare sul destino del Carlo Felice».
Le avete tentate tutte. Ma se i soldi non arrivano?
«Abbiamo davanti la dichiarazione dello stato di crisi, l’anticamera del commissariamento».
Non la farà troppo tragica?
«Non si tratta di esagerare. Per capire cosa significano questi tagli, bisogna capire in che ambito ci muoviamo. Un esempio: in Francia le sovvenzioni al cinema ammontano a 536 milioni di euro, in Italia le sovvenzioni all’intero settore della cultura ammontano a 375 milioni... Tagliamo ancora?».
Dicono che si può sempre risparmiare sugli spettacoli, metterne in scena qualcuno in meno.
«Un falso problema. Se taglio qualche rappresentazione, non solo non risparmio, ma rischio di perdere, in termini di mancati incassi, sponsorizzazioni, visibilità complessiva».
Si potrebbe rosicchiare ancora qualcosina dalle singole rappresentazioni?
«Praticamente impossibile. Abbiamo costi molto contenuti, a livello di 10mila euro di allestimento per ogni recita. Meno di così...».
Ma la vede sempre così nera?
«Mi consolo con la tournee che faremo in Cina, la prima dal 1986. Un riconoscimento da parte della Cina alla qualità del nostro lavoro, e un riconoscimento altrettanto significativo da parte delle istituzioni italiane. Oltre tutto, faremo sistema a favore dell’immagine del Paese e della Liguria, con prospettive importanti che si possono aprire per le aziende».
Così, Di Benedetto, lei fa uno spot.
«Lo faccio, doverosamente, al Carlo Felice che può essere un vero e proprio volano per la città».