Carlo Liviero

Nacque nel 1866 a Vicenza in una famiglia molto modesta. Studiò nel seminario di Padova e nel 1888 fu ordinato sacerdote. Destinato a Gallio, nell’altopiano di Asiago, nel 1890 venne trasferito ad Agna, in quel di Rovigo. Qui, in pieno Polesine, la miseria la faceva da padrona e la predicazione socialista mieteva anime. Ma, come al solito, era solo anticlericalismo, protesta e incitamento alla rivolta. E la fame restava. Il prete, tacciato di paternalismo, era però quello che concretamente si dava da fare per alleviare le condizioni materiali della gente. Il successo di Liviero tra il popolo fu tale che nel 1920 gli valse la nomina a vescovo di Città di Castello. Anche qui, liberali, massoni e socialisti gli fecero l'usuale accoglienza. Ma non pochi dovettero ricredersi quando videro le opere che il nuovo vescovo era in grado di far nascere dal niente. Sorsero un orfanotrofio, una scuola gratuita per i più sfortunati, un pensionato per studenti e perfino una colonia marina a Pesaro per i ragazzi assistiti dal vescovo. Quest’ultimo completò il quadro affidando tutte queste opere a una nuova famiglia religiosa, le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, da lui appositamente fondate. La congregazione fu riconosciuta nel 1916 dal papa Benedetto XV. Nel 1932 il vescovo Liviero si stava recando un macchina alla colonia di Pesaro quando rimase vittima di un gravissimo incidente stradale. Trasportato immediatamente all’ospedale di Fano, non si riprese più e morì due settimane dopo. Il suo corpo, l’anno seguente, fu portato nella cattedrale di Città di Castello, dove ancora si trova.