CARLO MARIA BADINI Addio al signore della Scala

Carlo Maria Badini, ieri, s’è ne è andato dopo una grave malattia, a un passo dagli 82 anni: li avrebbe compiuti il 2 giugno. Uomo chiave della cultura italiana, e in particolare musicale, Badini ha segnato la storia del teatro alla Scala con i suoi tredici anni di sovrintendenza dopo l’era di Paolo Grassi (1977) e fino al passaggio di testimone al delfino, Carlo Fontana, nel 1990. A piangerlo sono soprattutto due città, Milano e la Bologna dove Badini fu sovrintendente del teatro Comunale (anche qui per tredici anni, dal 1964) e di recente presidente dell’Orchestra Mozart, il complesso voluto fortemente dall’amico di sempre: Claudio Abbado. La sua sovrintendenza ha accompagnato l’avvicendamento di due podi importanti, segnando la stagione-Abbado e poi l’alba di Riccardo Muti. Manager oculato, nel 1984 riuscì a portare il bilancio del teatro in pareggio mantenendolo tale sino a fine mandato. «Io colgo l’esigenza di fare della mediazione uno strumento per progredire», amava raccontare di sé Badini che pur da lontano non si astenne dal seguire con dichiarazioni, poste nero su bianco, le vicende scaligere nel tormentato 2005. Fu lui l’artefice del debutto scaligero a Tokyo, e ciò in epoche in cui il Giappone risultava un Paese lontano, Badini era sempre pronto a proiettare la Scala nel mondo. Con Abbado organò la nascita dell’Orchestra Filarmonica, oggi al venticinquesimo compleanno. Il 21 maggio del 1983, per la prima volta nella storia del teatro, alla Scala entrava un papa. Era Giovanni Paolo II, spettatore di un concerto verdiano diretto da Riccardo Muti. Altra data chiave della sua sovrintendenza, il 3 agosto 1978, due secoli dalla nascita della Scala festeggiati con una serie di proiezioni degli spettacoli registrati e trasmessi dalla Rai, in testa l’Otello epocale, quello del 1976. In quell’occasione il Piermarini spalancava le porte tutti a titolo gratuito.
Badini, che rimarcava in apertura di curriculum: «Figlio di socialisti», era un amabile battagliero, pronto a sostenere la causa della musica: dalle colonne della rivista Opinioni e anzitutto ai vertici dell’Agis (ne fu Presidente). Sua l’iniziativa di costituire il Fus, cioè il Fondo Unico per lo Spettacolo dove far convergere tutte le risorse destinate al mondo dello spettacolo per agevolarne, poi, la ripartizione.
Sergio Cofferati, amico di sempre, ne rimpiange «la straordinaria cultura e passione civile». Ieri sera, alla Scala, prima della recita di Adriana Lecouvreur, il pubblico in sala si è unito al sovrintendente Stéphane Lissner nel ricordare la figura di Badini. Un po’ tutta la città s’è vestita a lutto con concerti dedicati alla memoria.