Carlo Petrini un brindisi «slow» alla natura

nostro inviato a Percoto (Udine)
La Terra ce la mette il Friuli. Quanto allo Spirito e all’Amore, a quelli ci pensano come ogni anno (e ormai fanno trentadue!) i Nonino, geniale genìa di grappaioli che continua a moltiplicarsi - a proposito, ben arrivate Beatrice e Costanza, otto mesi in due! - in letizia, in bellezza e soprattutto al femminile. Alla faccia di chi, rivendica la padrona di casa, Giannola, sostiene «che la grappa non è femmina». Terra, Spirito e Amore, dicevamo. Perché di questo, in fondo, è fatto l’impasto che dà corpo e anima al Nonino, così diverso dagli altri proprio perché, come un pane caldo di forno, che si può spezzare, è un premio che viene distribuito eucaristicamente a tutti: ai vincitori, alla giuria e anche al pubblico. «Questo è il nostro Natale», conferma e rilancia il presidente dei giurati, Ermanno Olmi, con il suo sguardo entusiasta da eterno fanciullino.
Il premio Risit d’aur (Barbatella d’oro) assegnato quest’anno a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre, il movimento dedicato alla sopravvivenza dei cibi naturali di tutto il mondo, ribadisce del resto l’unicità di un appuntamento culturale che sa essere al tempo stesso alto e rurale, indissolubilmente legato com’è alla Terra. «Anche perché - ammonisce lo stesso Petrini - la dimensione popolare e contadina è sempre altissima, anzi è da premio Nobel». Premiato e introdotto da Olmi, il quale ha auspicato che l’uomo moderno, dopo le troppe guerre dichiarate e combattute, compresa quella contro la Natura, «ristabilisca ora un’alleanza» proprio con quest’ultima, Petrini ha lanciato dal palco di Percoto un forte messaggio. «In Italia siamo passati dal 50 per cento di forza lavoro attiva contadina del dopoguerra all’attuale 4 per cento - ha ricordato - ma nel mondo sono più del 60 per cento coloro che lavorano per la qualità e la produzione del cibo sostenibile. E saranno proprio loro a salvare il pianeta, perché se c’è una speranza, è nell’economia locale, che non è di serie B». Anzi, ha aggiunto, «potrà essere l’economia del futuro» se noi sapremo «farla nostra e condividerne la modernità».
Oltre al Risit d’Aur, ieri gli altri tre tradizionali riconoscimenti del Nonino sono andati al regista e romanziere senegalese Sembène Ousmane (edito in Italia dalla Jaca Book); allo scrittore olandese Harry Mulisch (pubblicato in Italia da Feltrinelli e Rizzoli); e al paleoantropologo francese Yves Coppens (editore Jaca Book). Quest’ultimo, al termine di una eruditissima quanto lievissima lezione della sua scienza, ha lanciato ai presenti un messaggio ottimistico sul futuro del mondo. Pronosticandogli «un avvenire superbo» fino alla sua fine, che lui colloca tra alcuni miliardi di anni. Proprio quello che i presenti - con un gran sospiro generale: «Forse ci stiamo dentro» - volevano sentirsi dire prima di passare ai brindisi. Più a cuor leggero.