Carlo Ponti, quel milanese che fece pochi film a Milano

Da «Anna» ambientato all’ospedale Niguarda a «Milano trema»: il produttore non puntò mai sulla città

Sapessi com'è strano sentirsi produttori a Milano... Soprattutto nel 1940. Ma è senno di poi. È dal senno di prima che nacque l'Ata, la società di produzione di Carlo Ponti. E prima l'industria cinematografica - che s'era concentrata a Roma dal 1938, con l'apertura di Cinecittà - andava a tutto vapore, dopo anni di crisi seguiti all'avvento del sonoro, che aveva messo il nostro cinema - causa la lingua - fuori dai più importanti mercati stranieri.
Già allora Milano offriva attrezzature al cinema pubblicitario. Inoltre le importazioni di titoli americani, e stranieri in generale, che rappresentava circa la metà dei film proiettati ancora nel 1937, s'era molto ridotta per questioni economiche e politiche (autarchia, poi guerra). Insomma, c'era spazio per chi avesse iniziativa. Ponti ne aveva.
Dei primi tre film prodotti da Ponti - Piccolo mondo antico di Soldati (1940), ispirato dal romanzo di Fogazzaro; Sissignora di Poggioli (1941), ispirato dal romanzo di Flavia Steno; e Giacomo l'idealista del milanese Lattuada (1943), ispirato dal romanzo di Emilio De Marchi - lo sfondo è settentrionale ma non milanese.
Perché un film prodotto da Ponti abbia come sfondo Milano occorre aspettare il 1952 di Anna, ancora di Lattuada, che mostra ampiamente l'ospedale di Niguarda tirato a lucido al punto che nessuno si sarebbe permesso di farlo oggetto di un'inchiesta igienica. La guerra però è ancora vicina e se ne sente la drammaticità nelle situazioni esasperate del film, dove prendere il velo, per la protagonista (Silvana Mangano), pare ancora la soluzione migliore.
Viene il 1957 e la ripresa economica è palpabile. Nata di marzo di Pietrangeli, sempre prodotto da Ponti, non mostra ospedali e night-club, ma eleganti appartamenti del centro, fra i quali si muovono un architetto quarantenne (Gabriele Ferzetti) e la giovane e sventata consorte (Jacqueline Sassard).
Nel 1963 la borghesia in ascesa passa di moda. E Ponti fa rappresentare una borghesia decadente - però in Rolls-Royce - impersonata da Sophia (negli anni trascorsi negli Stati Uniti dall'attrice, la «f» era diventata «ph») Loren nell'episodio Troppo ricca - ispirato da un racconto di Alberto Moravia - di Ieri, oggi, domani di De Sica. La ricerca di un contrasto spinge De Sica a mettere l'auto di lusso sulle strade da contorni desolati lungo il Naviglio, senza rendere grande servigio alla città e allo spettatore.
Passano altri dieci anni, Milano è diventata sfondo di una guerra civile a bassa intensità: criminali comuni e politici, polizie giudiziarie e polizie politiche si affrontano. La schematizzazione ispira un'alta produzione pontiana a Milano, anche questa che non mostra il centro, ma le periferie: Milano trema, la polizia vuole giustizia, intima il titolo del film, diretto da Sergio Martino, dove un commissario (Luc Merenda) è stufo di avere «le mani legate» dalla magistratura, ma non vuol nemmeno entrare in uno squadrone della morte.
Perché così pochi film ambientati a Milano, per un produttore che qui aveva cominciato? Perché girare in esterni costava sempre di più (anche in tasse comunali); perché i film italiani che si esportavano meglio e vincevano gli Oscar erano quelli a sfondo meridionale e retrivo. Anche oggi l'immagine di una città ricca si vende male a chi immagina l'Italia ancora come quella del neorealismo.