CARLO SCARPA La poesia del cemento

L’eredità del grande architetto a cento anni dalla nascita

Carlo Scarpa: ovvero la poetica del dettaglio, l’impeccabile sensibilità della materia; una vita che è stato un unico, lungo viaggio, sospeso tra architettura e design, alla ricerca della bellezza. Tra gli anniversari eccellenti del 2006, il centenario della nascita dell’architetto veneziano - oggetto di culto anche all’estero, anzi, assieme a Giuseppe Terragni, l’architetto italiano del ’900 più noto a livello internazionale - riveste un ruolo di primo piano.
Un fitto calendario di iniziative è stato messo a punto dall’apposito comitato paritetico, costituito quattro anni fa da Stato e Regione Veneto, per celebrare la ricorrenza, che, a voler essere esatti, è caduta il 2 giugno scorso. È comprensibile che, nell’ambito delle celebrazioni, un ruolo di primo piano sia svolto dai bellissimi disegni autografi dell’architetto, che anche Scarpa amava molto, così da conservarli gelosamente. Disegni, quasi tutti stesi a mano libera, magari in casa, sul tavolo di cucina.
Il più significativo degli eventi commemorativi consiste nella istituzione del Centro Carlo Scarpa, ubicato a Treviso, presso l’Archivio di Stato, nell’ambientazione progettata da Umberto Riva, uno dei nostri architetti più attenti alla lezione scarpiana. Qui hanno trovato collocazione e possibilità di un’esposizione tematica a rotazione gran parte dei 30.000 disegni di Scarpa che, per scongiurarne una paventata dispersione, la Darc (Direzione Generale per l’Arte e l’Architettura Contemporanea del Ministero per i Beni Culturali) ha acquisito nel 2001 dal figlio dell’architetto veneziano, Tobia, per il nascente Museo nazionale di Architettura (il cosiddetto MAXXI Architettura). Al Centro Scarpa spetterà, inoltre, il ruolo di baricentro informatico della rete di archivi in vario modo interessati all’opera dell’architetto. Tra questi, vanno segnalati il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza, presso cui è depositata la Fototeca Carlo Scarpa, la più estesa documentazione fotografica esistente sull’opera del maestro, e il Museo di Castelvecchio a Verona, che, accanto al nutrito corpus di 657 disegni relativi alla notissima sistemazione scarpiana del museo scaligero commissionata all’architetto a partire dal 1957, dall’allora direttore Licisco Magagnato (in questa occasione ne è stato approntato il catalogo generale, curato da Alba Di Lieto), conserva pure gli oltre mille fogli autografi, acquistati dalla Regione Veneto, a partire dal 2002, da artigiani, amici e allievi di Scarpa.
A Roma, presso il Museo Andersen una piccola ma preziosa esposizione: «Carlo Scarpa. Disegni mai visti. Lo spazio dell’abitare 1931-1963», curata da Orietta Lanzarini, ha permesso di accostare una selezione di ideazioni scarpiane relativamente ad un ambito progettuale - quello residenziale - meno conosciuto, in genere, rispetto a quello degli allestimenti e delle sistemazioni museali. Quasi tutti tracciati a mano libera, i 50 disegni esposti rivelano i riferimenti, assunti sempre in modo personale, a Wright e Le Corbusier, a Aalto e Mallet Stevens, nonché le affinità con la parallela attività scarpiana nel campo degli allestimenti espositivi. Particolare interesse rivestono i disegni degli anni ’30 e dell’inizio dei ’40, allorché Scarpa non aveva ancora attivato un vero e proprio studio professionale, e assicurano una completa autografia del maestro. È il caso di Casa Pelzel a Murano e delle veneziane case Asta, Sacerdoti, Pellizzari: ideazioni rimaste spesso allo stadio progettuale, e nelle quali rivestono un ruolo prevalente gli arredi e la sistemazione degli interni, che - dopo oltre sessant’anni - rivelano ancora oggi una sorprendente freschezza di gusto.
A Vicenza è stata aperta anche una mostra delle immagini fotografiche che Gianni Berengo Gardin realizzò nel 1972, in occasione dell’inaugurazione della celebre Tomba Brion a San Vito d'Altivole. A Trieste, nella cadenza centenaria, il Museo Revoltella ha poi inaugurato il nuovo allestimento della Galleria d’Arte Moderna, incentrato sul ripristino degli spazi ideati a suo tempo da Carlo Scarpa e affiancato dalla pubblicazione di un volume che raccoglie i disegni elaborati dall’architetto veneziano.
Ma anche all'estero il centenario scarpiano non è passato sotto silenzio: a Brtnice (Repubblica Ceca), nel Museo Josef Hoffmann è aperta fino al 29 ottobre la mostra «Josef Hoffmann - Carlo Scarpa. Das Sublime in der Architektur», curata da Rainald Franz, che mette in luce gli influssi esercitati sul linguaggio di Scarpa dal raffinatissimo esponente della Secessione e poi del Déco viennesi.