Carlos ed Emilio Ecco i primi sposi gay dell’era Zapatero

Celebrato ieri in Spagna il primo «sì» tra due omosessuali, fidanzati da trent’anni. Centinaia di coppie si uniranno entro la fine del mese

Federica Artina

Chissà se anche loro, come tutte le spose iberiche, hanno portato le uova a Santa Clara come voto affinché non piovesse il giorno delle loro nozze. Chissà se anche a loro è stato concesso di scambiarsi las arras, le tredici monete che i neo-coniugi spagnoli si scambiano durante i matrimoni in segno di totale affido l’uno nelle mani dell’altro. Chissà. Perché «loro» non sono due sposini qualsiasi, ma sono Carlos Baturin e Emilio Menendez, la prima coppia omosessuale unita in matrimonio in Spagna dall’entrata in vigore della legge che legittima le unioni gay, parificandole a quelle tra uomo e donna.
Una storia d’amore lunga trent’anni quella tra lo psichiatra Carlos e il vetrinista Emilio. Si erano conosciuti negli Anni ’70 a Madrid, quando Emilio studiava veterinaria nella stessa università di Carlos, in una città in preda al regime franchista che additava gli omosessuali come «criminali» da condannare a morte. A Madrid hanno sempre vissuto, non lasciandosi mai, condividendo la stessa casa per tre decenni. Il 4 luglio, il primo giorno utile per fare domanda di matrimonio, si sono presentati all’ufficio anagrafe di Tres Cantos, roccaforte del Partito popolare a pochi chilometri da Madrid, con tutti i documenti necessari. «A Tres Cantos vivono i nostri parenti, e poi in un piccolo centro la burocrazia è meno intricata e più veloce. Abbiamo aspettato trent’anni, e ormai la pazienza si stava esaurendo!» ha dichiarato un emozionatissimo ma euforico Carlos al termine della cerimonia.
Un matrimonio in piena regola, celebrato alle 18 di ieri pomeriggio davanti a José Luis Martinez Cestau, portavoce di Izquierda Unida. Un «sì» bagnato dalle lacrime di gioia degli sposi, elegantissimi nel loro completo tradizionalmente bianco, e suggellato da due fedi con diamante. Diventando - giammai - marito e moglie, bensì «coniugi» come prevede la nuova trascrizione riveduta e corretta del Codice Civile spagnolo.
In realtà già lo scorso 2 luglio il sindaco di Barakaldo, Tontxu Rodriguez aveva unito due omosessuali in matrimonio, ma la legge non era ancora entrata in vigore e gli atti non sono ancora pervenuti a Madrid, ragione per cui il matrimonio non è ancora giuridicamente valido. Perciò Carlos e Emilio sono senza alcun dubbio i primi «consorti» regolarmente uniti dalla legge spagnola. Un matrimonio lampo che ha battuto anche i più fervidi attivisti sul tempo: sono infatti centinaia le coppie gay che hanno già presentato i documenti e che si sposeranno entro la fine del mese.
Intanto nel Paese la battaglia ideologica tra il progressismo zapaterista e la Chiesa si fa sempre più aspra. L’ultima «moda» pare essere diventata quella dell’apostasia, cioè la rinuncia alla religione. Negli ultimi due anni all’Arcivescovado di Madrid sono pervenute ben 3300 domande di rifiuto del cattolicesimo: chiedono che i loro dati vengano cancellati dai registri parrocchiali; protestano, dicono, contro «la continua ingerenza della Chiesa nella società, con il suo insopportabile rifiuto dei diritti degli omosessuali». La Chiesa risponde difendendo la natura dei registri come «documenti storici che raccolgono eventi, perciò incancellabili e non modificabili».
Zapatero assicura che le unioni gay sono «un passo verso un Paese sempre più decente capace di non umiliare i suoi cittadini». Ma è difficile credere che la tempesta si placherà tanto facilmente.