Carlos López Vidal

Nel 2001 papa Giovanni Paolo II ha beatificato in un sol colpo duecentotrentatré spagnoli, trucidati in vari modi nei primi mesi della guerra civile del 1936. Tra di loro, nella sola arcidiocesi di Valencia, trentadue laici, quattordici donne e diciotto uomini, «colpevoli» di essere iscritti all’Azione Cattolica. Carlos López Vidal era uno di questi. Nato il 15 novembre 1894 a Gandía, nella stessa diocesi, di mestiere faceva il sagrestano nella locale chiesa Collegiata. Nell’ottobre del 1923 si era sposato con una compaesana, Rosa Tarazona Ribarrocha. Non siamo in grado di dirvi se i due avessero avuto figli. Carlos era un uomo semplice, religiosissimo da sempre e iscritto a tutte le realtà che l’associazionismo cattolico aveva creato in quegli anni. Naturalmente, aveva sul bavero il distintivo dell’Azione Cattolica, il maggior raduno internazionale di laici devoti. Altrettanto naturalmente, nel 1936 questo quarantaduenne schierato che, per giunta, faceva il sagrestano, non poteva non finire in cima alla lista dei pericolosissimi nemici del popolo e del sol dell’avvenire, servi dell’oscurantismo e della superstizione, affamatori della classe operaia e punte avanzate del bieco capitalismo internazionale. Un sagrestano dell’Azione Cattolica era un insulto vivente alla Repubblica e ai suoi eroici difensori. Gli insulti viventi devono diventare ex insulti morti, a monito della reazione (le cui forze oscure, si sa, sono sempre in agguato a danno dei proletari). Così, il 6 agosto 1936 i miliziani acciuffarono il Vidal e lo sbatterono in cella. Un’ora dopo, lo fucilarono.