Carlos: "Il Sismi cercò di salvare Aldo Moro"

Parla Ilich Ramirez Sanchez, uno dei grandi protagonisti del
terrorismo internazionale, intervistato dall’<em>Ansa</em> nel carcere
parigino di Poissy: &quot;Ci fu un estremo tentativo per
salvare Moro&quot;

Roma - Ci fu un estremo tentativo messo in atto da una fazione del Sismi (i servizi segreti militari) per salvare Aldo Moro. È quanto sostiene Ilich Ramirez Sanchez, meglio noto come Carlos, uno dei grandi protagonisti del terrorismo internazionale, intervistato dall’Ansa nel carcere parigino di Poissy in occasione del trentennale dell’uccisione dello statista da parte delle Brigate Rosse.

Il tentativo del Sismi Il piano - afferma Carlos - prevedeva che l’8 maggio 1978, il giorno prima della morte di Moro, alcuni brigatisti in carcere venissero prelevati e portati in un paese arabo. Li sarebbe giunto anche un aereo dei servizi italiani con a bordo uomini della resistenza palestinese (presumibilmente del Fronte popolare di liberazione della Palestina, Fplp), che avrebbero svolto il ruolo di garanti. Ma il piano saltò. L’aereo italiano - aggiunge lo "sciacallo" - attese invano, su una pista dell’aeroporto di Beirut, che la situazione si sbloccasse. Sempre secondo Carlos, a mettere in allarme a Roma la fazione "filo Nato" dei servizi sull’operazione a cui si stava pensando come extrema ratio per evitare il tragico epilogo del rapimento Moro, fu probabilmente una indiscrezione fatta a Beirut da un membro dell’ufficio politico dell’Olp, Bassam Abu Sharif. Dopo l’assassinio del presidente della Dc, i responsabili del Sismi all’origine dell’operazione furono epurati, allontanati o costretti alle dimissioni. L’intervista a Carlos - le cui affermazioni, tutte da verificare, hanno più di un elemento di verosimiglianza - è stata realizzata tramite il suo difensore Sandro Clementi e la signora Sophie Blanco, che gli hanno portato in carcere le domande dell’Ansa.

L'aeroporto di Beirut Ci fu un ultimo, estremo tentativo di salvare Aldo Moro che ebbe come scenario la pista dell’aeroporto di Beirut dove un executive dei servizi segreti italiani attese invano, l’8 e il 9 maggio del 1978, che a Roma una certa situazione si sbloccasse. Una fazione dei servizi segreti italiani, favorevole allo scambio, avrebbe dovuto prelevare dalle prigioni alcuni Br che dovevano essere portati in un Paese arabo. A bordo di quel jet c’erano il colonnello Stefano Giovannone, uomo del Sismi legato a Moro, ed esponenti dell’Fplp, garantiti e sotto la protezione dello Stato italiano. In un primo momento le allusione di Carlos erano state collegate alla missione che proprio la mattina del 9 maggio di 30 anni fa portò l’ammiraglio Fulvio Martini, all’epoca vice del Sismi, ad incontrare, nel carcere jugoslavo di Portorose, 4 capi della Raf. Tutto invece saltò perchè qualcuno a Roma seppe della cosa e intervenne a bloccare il tutto. Carlos aveva detto, in una intervista di qualche anno fa, che c’erano "patrioti anti Nato, compresi molti generali, che erano partiti per aspettare il rilascio del prigioniero e salvare la vita di Moro e l’indipendenza dell’Italia. Invece questi generali furono costretti alle dimissioni". Carlos, a 30 anni dai fatti, chiarisce la vicenda che poteva essere decisiva "fu una conseguenza dei fascisti (Mussoliniani li definisce) che controllavano l’intelligence militare che aveva preparato delle operazioni per andare a prendere nelle carceri, di notte, alcuni brigatisti imprigionati. Credo che l’informazione sia arrivata ai servizi della Nato a Beirut e probabilmente per l’imprudenza di Bassam Abu Sharif (membro dell’ufficio politico dell’Olp)". Una soffiata, dunque, rese possibile lo stop a quell’ultimo misterioso tentativo a cui hanno alluso, per decenni, esponenti socialisti e della Dc. Quell’aereo a Beirut - spiega Carlos - "era a disposizione della resistenza palestinese per andare sotto la protezione dello Stato italiano (servizi militari) nel Paese opportuno per organizzare il ricevimento dei brigatisti sul punto di essere sottratti dalle carceri dai servizi militari". Un riscontro a queste parole è il fatto che dopo la morte di Moro si ebbe un vero e proprio ripulisti nel Sismi, che pure era nato da pochi mesi. Sui giornali nessuno spiegò in quelle settimane quale ne fosse la ragione; lo stesso Martini abbandonò il servizio segreto per alcuni anni. Nella lunga intervista a Carlos molte sono le ulteriori rivelazioni: a Milano, mentre si stava preparando un incontro delle Br con un "uomo dello Stato" ci fu un blitz che interruppe il canale che era stato aperto: "Quello che posso dire - rivela lo Sciacallo - è che vi era un contatto tra le due direzioni (Br-Raf) e che ci fu in quel momento una operazione delle teste di cuoio (prima nella storia). Il governo italiano non aveva necessità di stabilire contatti con gruppi stranieri per liberare Moro". Recentemente Cossiga ha confermato che ci fu in effetti una missione di questo tipo proprio a Milano dopo che c’era stato un contatto tra Br e un uomo di Chiesa grazie al segreto del confessionale. Carlos spiega ancora che i contatti che portarono a questo ultimo tentativo - che oggi rivela - passarono tra Giovannone e l’Fplp e grazie anche ad altri ufficiali che si recarono a Beirut più volte. "Separatamente vi erano contatti con le Br con rivoluzionari europei non italiani. Per ragioni di sicurezza le Br si erano chiuse nell’imminenza della tripla operazione consistente nella simultanea cattura di Moro, Agnelli e un giudice della Corte suprema. Le azioni dovevano svolgersi simultaneamente in Italia". Questa dei tre rapimenti è una assoluta novità. Carlos ne è ben cosciente e sottolinea per due volte che doveva essere rapito Gianni Agnelli e non Leopoldo Pirelli come poi si è detto e scritto. Nulla invece dice della identità dell’alto magistrato che doveva essere anche egli rapito. Nelle sue risposte, su cui ha a lungo meditato, come ha raccontato l’avvocato Clementi, Carlos ha detto di non aver mai saputo nulla del’ingente riscatto che la Chiesa era pronta a pagare proprio la mattina del 9 di maggio a Milano. "Sono stupito di apprendere che la Chiesa avesse quella cifra per pagare. Benché fosse un buon cattolico (Moro), l’uomo della Chiesa era Andreotti che si è opposto al salvataggio di Moro. Il tentativo di Beirut è stato sabotato a Milano e questo è un dato di fatto (e qui Carlos sembra alludere al contatto avvenuto tramite la Chiesa a Milano cui si sarebbe risposto con un vero blitz che costrinse gli uomini della Raf che erano nel capoluogo lombardo a fuggire in Jugoslavia dove poi vennero arrestati). I sovietici avevano interesse a salvare Moro; gli yankees e gli israeliani erano contro e quindi se vi fosse stato un intervento di uno Stato straniero si sarebbe trattato di uno della Nato e non del Patto di Varsavia".

Il gran patron del terrorismo Considerato per decenni la "Primula rossa" del terrorismo internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, detto "Carlos", conosciuto anche come "lo sciacallo" fu arrestato in Sudan il giorno prima di ferragosto del 1994. Dopo l’arresto fu subito consegnato alla Francia. La leggenda vuole che i servizi di tutto il mondo avessero di lui solo una vecchissima fotografia (cosa inattendibile perché Carlos, almeno negli ultimi tempi, era strettamente sorvegliato). E un’altra leggenda vuole che il suo arresto sia stato provocato da una rissa per gelosia tra due donne che ha causato l’intervento della polizia. Nato il 12 ottobre 1949 a Caracas (Venezuela), figlio di un avvocato comunista che lo chiama Ilich in onore di Lenin, Carlos avrebbe firmato il suo primo attentato nel 1973 a Londra, sparando contro il direttore di un grande magazzino. In quell’occasione il colpo fu deviato dalla dentiera dell’uomo. Carlos, alto e corpulento, è ritenuto l’autore o l’ispiratore di vari sanguinosi attentati avvenuti in Europa negli anni Settanta e Ottanta, i più importanti dei quali sono il sequestro (a Vienna nel 1975) di 70 persone tra cui 11 ministri del petrolio dei paesi dell’Opec, concluso con tre morti; un attentato, nel 1982, contro il treno Tolosa-Parigi sul quale avrebbe dovuto trovarsi il sindaco di Parigi Jacques Chirac, cinque morti. Carlos sarebbe stato al centro di una rete terroristica internazionale e avrebbe avuto rapporti soprattutto con gruppi oltranzisti palestinesi (il Fronte popolare per la liberazione della Palestina - Fplp) e con gruppi terroristi tedeschi (Magdalena Kopp è stata la sua compagna per 13 anni), più gli anarchici del "Movimento 2 giugno" e le "Cellule rivoluzionarie" (Rz) che la Raf. I suoi rifugi sono soprattutto in Siria e nello Yemen, ma la Kopp ha raccontato che anche la Stasi della Germania Est li ospitava (anche se nega che li abbia utilizzati). Oltre al terrorismo, Carlos ha coltivato anche la sua romantica immagine di dandy vecchia maniera, collezionista di belle donne, gran bevitore, fumatore di sigari di grande qualità e nottambulo impenitente. Anche dopo il suo arresto ha avuto una love-story con la sua avvocatessa francese. Il 24 dicembre 1997 Carlos è condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Parigi per il triplice omicidio della Rue Toullier del 27 giugno 1975. Alla lettura della sentenza, Carlos ha alzato il pugno chiuso gridando: »Viva la rivoluzione«. Il 23 giugno 1999 la Cassazione ha respinto il ricorso e la condanna al carcere a vita è diventata definitiva. In seguito la Francia ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall’ Austria per il sequestro dei ministri dei paesi Opec (Vienna 1975). Nel marzo del 2000, dal carcere parigino della Santè, Carlos ha rilasciato due interviste a quotidiani italiani, in cui ha parlato del caso Moro, di Ustica e della strage di Bologna e ha detto anche di ritenere probabile una nuova azione delle Brigate rosse. Nel 2004 la commissione bicamerale d’inchiesta sul caso Mitrokhin, istituita dal parlamento italiano, si è recata a Parigi per acquisire carte sul terrorista in riferimento ai suoi rapporti con la "rete" dei servizi dell’Est. Nello stesso anno, inutile viaggio a Parigi del Pm romano Franco Ionta per interrogare il terrorista venezuelano nell’ambito della nuova inchiesta sul sequestro e l’ omicidio di Aldo Moro. Carlos infatti si avvale della facoltà di non rispondere. Nel 2007 è rinviato a giudizio davanti alla Corte d’assise di Parigi anche per una serie di attentati commessi in Francia nel 1982 e 1983 che hanno provocato complessivamente undici morti e più di un centinaio di feriti.