Carmassi, attualità di un ottantenne

È l’ottantesimo compleanno di Arturo Carmassi e la mostra che la Fondazione Bandera di Busto Arsizio gli dedica è un’iniziativa significativa e meritata («Opere 1980-2005», fino al 12 febbraio, catalogo Vanni Editore). Troppo spesso le istituzioni tendono a privilegiare la moda degli ultimi arrivati, dimenticandosi di coloro che costituiscono l’asse portante della ricerca pittorica nel nostro Paese. Arturo Carmassi rappresenta una delle voci più alte della pittura italiana del dopoguerra e appare quindi particolarmente felice la scelta di presentare le opere degli ultimi 25 anni. Marina Pizziolo, direttrice della Fondazione, si sofferma sulla straordinaria vitalità dell’artista fino ai giorni nostri, considerando definitivamente storicizzata la stagione degli anni ’50 e ’60. Le Ombre, le Notti veneziane, gli Addii, le Apuane di quegli anni, appartengono già alla storia dell’arte del Novecento.
Carmassi seppe accostarsi ai movimenti con la grande sobrietà del genio: sfiorandoli, saggiandoli, entrandone ed uscendone con assoluta libertà. Con indisciplina, con signorile padronanza. Surrealismo, Informale, pittura, scultura: tutto passa, tutto si trasforma, tutto fa Carmassi che poi si «chiama fuori», indifferente ai critici militanti, fisso il pensiero a un’idea dell’arte che non ha bisogno delle avanguardie per rivendicare al suo pensiero la libertà. In questi ultimi venticinque anni Carmassi ha impiegato la tela come supporto per coniugare le sue due sensibilità, la pittorica e la plastica. Le superfici sono divenute il luogo della combinazione di materiali eterogenei, sintesi di una grande energia materica fatta di legno, corde, cartoni, juta, sabbia, combinati con la maestrìa di chi domina le pulsioni con grande chiarezza d’intenti.
La mostra celebra la mano del grande artista che ricompone la sua natura attualizzandola, ricostituendone il timbro, rigenerando le ragioni che portano ad una ricerca continua, ad una sperimentazione sui materiali che supera se stessa, nel rifiuto della ripetizione, in nome di una cristallina onestà intellettuale. Carmassi sembra voler indicare il limite oltrepassandolo, caricando le sue opere di significati molteplici, per ritornare poi al significato primo di una lettura primigenia dell’opera. Come l'artista stesso dice, «la pittura ha ormai abbandonato il lato esterno dell'uomo, l’avventura è nello spirituale, nell’essere e non nell’apparire».