Carmelo Briguglio, l’eccipiente della nostra politica

Caro Paolo, da qualche tempo, la notte, dormo poco e male (e, del resto, ti scrivo queste righe alle quattro del mattino). «Cosa dirà, cosa farà domani l’onorevole Briguglio» è il mio assillo. Mi comprendi, vero?
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Ma non mi dire! Anche tu, caro Mauro, sottoposto a quel rovello, anche tu nel cuore della notte sussulti e con gli occhi a palla, la fronte sudata e le mani che tremano ti poni la vitale domanda: con cosa mai se ne uscirà, domani, l’onorevole Briguglio Carmelo da Furci Siculo, Messina? Allora siamo pari, ancorché io abbia più pratica, avendo già provato quell’esperienza quando mi affatturai di Pier Luigi Castagnetti e della Rosy Bindi (ebbi un palpito anche per quella simpatica patatona della Debora Serracchiani, ma durò l’espace d’un matin. Fuoco di paglia, capace solo di bruciacchiare i precordi dei repubblicones, e ho detto tutto). Però, lo ammetto sinceramente, nessuno come il nostro arrembante furciota mi diede - come la dà a te, eh, vecchio mio? - una così tenace dipendenza psicofisiologica. E questo perché il Briguglio è imprevedibile nella sua prevedibilità. Mi spiego: se c’è da dire una bischerata, Briguglio non marca visita, la dice. E questa è la sua prevedibilità. Ciò che invece resta inopinato è il soggetto della bischerata. Con il Castagna e le sue banalità, luoghi comuni «sinceramente democratici» e frasi fatte andavi sul sicuro. Con il furciota ogni volta è una improvvisata. Dove meno te lo aspetti, è lì che va a parare. Non so se tu sei addentro alle cose, caro Mauro, ma poco importa perché son qua io a farti luce. Vedi, il posto che nel grande inventario delle attività umane spetta al farefuturista di Furci Siculo è quello del caolino. O bella, mi dirai, caolino? Esattamente. Il caolino è il più noto degli eccipienti, sai quell’ingrediente che nella composizione di una pillola compare per ultimo: «eccipienti q.b», quanto basta. E che cos’è l’eccipiente? Una sostanza inerte, senza alcun principio attivo. Un riempitivo, insomma. E qui ci siamo: i Bruguglio stanno alla politica come l’eccipiente sta al farmaco: indifferenti. Non nel senso di apatici - il furciota è tutto meno che apatico: appena vede un microfono agostano gli si getta addosso - ma di non rilevanti. Non voglio dire inutili e nemmeno superflui, ma che ci siano o non ci siano fa lo stesso, non cambia niente perché il loro apporto al dibattito politico è pari allo zero.
Tuttavia, proprio per il brivido che ti dà il vuoto quando ti ci affacci, quelle nullità «acchiappano», come dicono a Roma. Non tutti, anzi, ai più generano fastidio per la loro inane petulanza e quando non fastidio, disagio per l’infantilismo dei loro procedimenti diciamo così intellettuali, ma a saperli prendere per il verso giusto, cioè macchiette del Grande Barnum della politica, sono fonte di genuino spasso. Tanto che poi, diventati una droga, ne reclami le tue tre-quattro razioni al giorno. E finisce che non stando più nella pelle ti svegli di soprassalto la notte chiedendoti, appunto: chissà cosa dirà, domani, l’onorevole eccipiente Briguglio, che cento ne dice e nessuna ne pensa? Approfittiamone, caro Mauro perché con la ripresa autunnale i Briguglio saranno spazzati via dalla scena come foglie al vento (per fortuna c’è sempre Fini, però: quando tutto acchittato, fingendo d’esser assorto in gravi pensieri e comunque rigido come un baccalà posa all’alta carica istituzionale, mi fa impazzire).
Paolo Granzotto