«Carmen» classica per Dante Ferretti

da Roma

Un premio Oscar e un muro. Il primo è Dante Ferretti: due volte insignito della statuetta. Il secondo è l’incombente fondale dello Sferisterio di Macerata: croce e delizia di tutti i registi. Così per il suo debutto quale regista d'opera -il 25 luglio, con Carmen di Bizet al Macerata Opera Festival - lo scenografo partirà da lì. Da quel muro.
«Quand’ero piccolo, d’estate andavo allo Sferisterio a vedere i film - racconta Ferretti -; quel muro è rimasto per me il luogo della fantasia. Così questa Carmen sarà molto cinematografica: ispirata ai grandi del neorealismo, come De Sica e Rossellini, e a uno dei maestri che m'hanno insegnato tutto, Pasolini. Inoltre, come un film, sarà fatta di luce: pochi elementi scenografici, davanti all’enorme muro, suggeriranno i luoghi dell'azione, mentre un calcolatissimo disegno delle fonti luminose riempirà tutto il resto di emozioni». Niente folclore spagnolesco da cartolina secondo la tradizione un po’ baracconesca che affligge spesso quest'opera: «La mia Carmen (che ne segue una disegnata anni fa per Liliana Cavani e mai realizzata) sarà molto più rigorosa. Ambientata negli anni ’30, proporrà abiti semplici per disegnare i quali ho avuto come assistente d'eccezione Pier Luigi Pizzi». Quanto alla regia, «facendo cinema, ho visto al lavoro molti grandi maestri. Spero d’aver imparato qualcosa - sospira Ferretti (che sta lavorando al film di Scorsese L'isola nascosta, e sta disegnando le scene dell'opera lirica La mosca di Cronenberg); certo un conto è dirigere degli attori, altro guidare dei cantanti. Ma io ho un profondo rispetto per i cantanti lirici e per le loro esigenze». E a proposito d'idee: quale s'è fatto del personaggio di Carmen? «Non penso si tratti semplicemente di una vamp, o di una mangiatrice d'uomini. Carmen è soprattutto una donna: imprevedibile, con passioni, tradimenti, generosità ed eccessi comuni a molte donne. Per questo rimane un personaggio moderno, e la sua storia continua a sedurci».