Carmen Consoli la metafora di Genova in una canzone

(...) canzone a raccontarci una certa Genova. Una canzone che Carmen Consoli eseguirà oggi pomeriggio nel corso del suo show-case - un incontro a cavallo fra il miniconcerto acustico e il faccia a faccia con il pubblico - in programma alle 17 alla Fnac di via XX settembre 46R.
Oggi pomeriggio la cantantessa catanese presenterà Elettra, il suo nuovo album in cui non risparmia e si risparmia niente, compresa la trasformazione in prostituta da bordello pre-Merlin. Bottana, come racconta sorridendo lei, usando il termine siciliano che va molto oltre il freddo «puttana» o il daddariano politically correct «escort». Tanto sono tristi quelle definizioni, tanto è gioiosa e sensuale la bottanaggine della Consoli, capace di affascinare con la voce, i testi e le musiche. Ma anche con lo sguardo e il corpo usati come strumento di seduzione che violano tutte le leggi e i canoni tradizionali della bellezza, così come le sue canzoni violano quelle della metrica e dell’«ascoltabilità», delle rime e dell’orecchiabilità.
Eppure è questa continua, insistita e sfacciata violazione di ogni regola, a rendere Carmen unica e sempre più femminile nel suo non essere tradizionalmente femminile. Irresistibile nella dichiarazione di bottanaggine, nel momento in cui ci sono «ragazze immagine» che giocano alle verginelle.
Nel video di Non molto lontano da qui e nei testi di Elettra Carmen è bottana fisicamente e intellettualmente e sprigiona naturale sensualità. E la canzone che è il primo singolo dell’album gioca sulla metafora (aridagli con le metafore) del gioco d’azzardo e delle carte, raccontando la stoffa del vero giocatore - quasi dostoevskijano - per cui la fortuna è la meno importante delle variabili.
E qui arriva Genova. «Affidare la responsabilità delle nostre vite alla sorte - si spiega nelle note di introduzione ai vari brani di Elettra - ci consente di scrollare di dosso tutte le responsabilità, soprattutto quando il tavolo ci ha servito carte poco convincenti». Ma qui viene in primo piano l’importanza di reagire. Di essere soggetti attivi della propria sorte e della propria vita: «L’azzardo è scelta preferibile all’accidia».
In tre versi, c’è Genova: «Amore mio, non sempre tutto volge per il verso giusto:/ma non è soltanto a causa del maltempo/se il raccolto è andato perso». E poi: «È forse una remota speranza la felicità?/Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica./Non molto lontano da qui la gente ostenta oscure stravaganze/in preda all’ansia di stupire, indossa le sue maschere/e dimentica quella del coraggio nel momento del rilancio».
Il coraggio, il rilancio.
Essere soggetti e non complementi oggetti.
Altro che metafora. È la ricetta della speranza di un futuro per Genova.