CARMINA BURANA

Medioevo uguale secoli bui, epoca di mezzo, intervallo all'interno di uno spettacolo interessante chiamato Storia. Dopodiché, guardando all'orizzonte, Rinascimento e, più in là, Illuminismo. Laggiù, l'oscurità e poi, quassù, finalmente la luce. Arte antica, quella della propaganda: tutto sta nel saper distillare etichette che sembrano spiegare ogni cosa, semplicemente ricorrendo a una parola «mantra». Se poi è un «ismo», il gioco è fatto: chi oserà contestare il grande luogo comune? Basterebbe l'imperioso spettacolo Carmina Burana allestito dal compositore, regista e direttore d'orchestra tedesco Walter Haupt, per seminare qualche benefico dubbio: il medioevo che pulsa all'interno di questa «monumental opera» (non chiamatelo musical, se no l'autore teutonicamente si infuria) è un intreccio inquietante, goliardico e pauroso che ipnotizza il pubblico per scenografia, costumi e, inutile dirlo, per quello spartito celeberrimo che ad orecchio profano ricorda diversi passaggi cinematografici. C'è chi dice che le note del Carmina Burana - in origine, opera teatrale del compositore tedesco Carl Orff (1895-1982) ispirata dall'antico testo medioevale, il Codex Latinus 4660 proveniente dall'abbazia di St. Benediktbeuren, la Bura Sancti Benedicti, da cui deriva il nome - saranno la più plausibile colonna sonora dell'Apocalisse: ma per il pubblico di oggi i cori imperiosi che ne disegnano la più celebre melodia sono il commento dei passaggi più intensi di film seri e semiseri come Il Nome della rosa e Indiana Jones e il tempio maledetto. In arrivo, per la prima volta in Italia, al DatchForum di Assago (ore 21, ingresso 74-36 euro, il 5 aprile seconda data alla Fiera di Padova), Carmina Burana è lo spettacolo nato a Monaco nel 1995, originariamente col titolo Carmina Burana Open Air Opera: l'occasione del momento fu il centenario della nascita di Orff, dopodiché lo straordinario successo raccolto in Germania impose una marcia internazionale che non terminò più. Ad oggi, lo show ha raccolto all'incirca un milione di spettatori. E questa non è l'unica cifra importante: sono 24 i quadri scenici disegnati dal poeta e pittore bulgaro Mihail Tchernaevs, 30 i danzatori, sul palcoscenico è presente una ruota infuocata (simbolo delle scelte crudeli della Fortuna), una torre gotica alta 15 metri, e poi non mancano effetti pirotecnici, ragnatele di luce, giostre, tornei, un'orchestra dal vivo, artisti circensi. Un impianto estetico sontuoso, quello studiato da Walter Haupt, nel quale scorre un insieme di racconti, senza un apparente filo conduttore: a contendersi la scena, in verità, sono i temi della Fortuna (il destino che maneggia, sin dal prologo, le vite degli uomini) e dell'Amore, visto più come forza carnale e goliardica che come moto dell'anima. E se questi sono secoli bui, pensateci un po', sono molto simili ai nostri.
Carmina Burana
stasera ore 21
DatchForum di Assago
ingresso 74-36 euro