Carne alla diossina arrivata in Lombardia

È arrivata anche in Lombardia la carne di maiale irlandese contaminata con la diossina. Secondo il sottosegretario alla salute Francesca Martini, delle 89 partite importate in Italia, ben 23 sono state segnalate nei confini regionali. «Tra la provincia di Lecco, quella di Milano e Bergamo - spiega Mario Astuti, dirigente dell’unità veterinaria della Regione -, in tutto circa 400 tonnellate di carne giunte dopo il primo settembre, ma non per forza tutte contaminate».
Queste partite di maiale non erano destinate al consumo diretto, è impossibile che siano arrivate nei nostri supermercati. «Ciò che non mi sento ancora di affermare con sicurezza - continua - è che una parte non sia giunta al consumatore sottoforma di insaccato, anche se il rischio è bassissimo perché abbiamo individuato tre quarti di queste partite». Di fatto la carne di maiale irlandese viene importata in Lombardia per essere sezionata e diventare pancetta, disossata per farne salumi e lavorata per ripartire nuovamente per l’estero. L’individuazione è avvenuta con l’incrocio delle segnalazioni del governo irlandese e quelle da Roma, «noi non abbiamo fatto altro che controllare i risultati e bloccare questa carne negli stabilimenti». Solo in un secondo momento, «e non prima di aver ricevuto delle disposizioni precise, inizieremo a fare delle analisi sulle carni stesse».
La certezza: a Milano città non è arrivato neppure un etto di carne suina irlandese. Lo ha garantito l’Asl, che da lunedì ha dato avvio alla campagna di controlli al dettaglio. «I primi sono stati fatti sui registri che obbligatoriamente gli imprenditori del settore devono compilare - spiega Piero Frazzi, direttore del Dipartimento Veterinario dell’Asl - quindi i nostri veterinari hanno controllato il marchio di provenienza». Il secondo livello di verifiche «mira a controllare se sono stati commercializzati a Milano prodotti contenenti carni suine irlandesi preparati in altre regioni». Intanto l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani tira le prime somme di questo nuovo allarme alimentare: «Questa lezione ci dice che la Lombardia non deve solo garantire i prodotti in uscita come già fa, ma che sarebbe opportuno avere da Roma la delega a garantire i prodotti in entrata, delega che ora per legge è di competenza esclusiva dello Stato». A rassicurare i lombardi ci pensa Silvio Garattini, farmacologo dell’Istituto Mario Negri, che assicura: «La diossina non è tossica se si mangia cibo contaminato per una volta, ma se l’esposizione è continua negli anni».