Carne e verdura: la spesa biologica si fa in cascina

Barona, Gratosoglio, piazza Abbiategrasso «nascondono» oasi dove sopravvivono cultura e tradizioni contadine

Riso Carnaroli, uova, latte, ortaggi di stagione, carne bovina certificata. Tutta roba made in Milano che proviene da aziende agricole disseminate ai confini del territorio comunale. Realtà che pochi milanesi conoscono e che spesso operano in cascinali risalenti anche al 1.200. Gran parte di queste aziende è raggiungibile anche coi mezzi pubblici.
Come la Cascina Battivacco, ex monastero di suore benedettine dell’XI secolo, situata in via Barona 111 a pochi passi dalla fermata del bus 76. Qui, dove inizia il Parco Sud Milano, ha sede l’azienda agricola di Angelo Fedeli e Lucia Nordio. La cascina è di quelle a corte chiusa, ma il suo cancello è sempre aperto per chi volesse comprare prodotti genuini o curiosare tra gli animali da cortile. È in mezzo a cento ettari di terreno che tra marzo e aprile vengono allagati per far crescere il riso e si spingono fino ai confini di Assago e Buccinasco. «La produzione di cereali - dice Lucia Nordio, oggi convinta imprenditrice agricola, ma fino a ieri aiuto stilista per un’azienda di prèt-à-porter - è la nostra attività principale accanto all’allevamento di bovini da carne. Poi mettiamo a disposizione degli altri produttori presenti nel parco i nostri spazi per far conoscere ai milanesi questa realtà produttiva».
Lo fanno aderendo a iniziative periodiche come «La Barona va nel Parco», piccola campionaria di campagna che si svolge in primavera, o portando le scolaresche in cascina. Ma tutto il Sud di Milano è pieno di fabbricati rurali ancora in attività. Il Parco agricolo ha una superficie di 46.300 ettari: un mezzo anello di verde attorno al capoluogo che si congiunge a Ovest col Parco del Ticino e a Est col Parco dell’Adda.
Ma torniamo a Milano. Dalla Barona a piazza Abbiategrasso il passo è breve. Scendendo dal tram numero 15 e percorrendo la via Dudovich, al civico 10 si arriva alla Cascina Campazzo: un salto inaspettato e fuori dal tempo in un antico complesso costruito attorno al 1.200 dai Torriani, che furono i primi signori della zona. Oggi è il regno della famiglia Falappi, da generazioni conduttrice dell’azienda. Ed è anche un buon indirizzo per gli appassionati di latte appena munto, che è possibile comprare servendosi al distributore automatico quotidianamente rifornito da 150 vacche nutrite a foraggi. Anche la Cascina Campazzo ha un suo calendario di manifestazioni: qui vengono periodicamente organizzate feste della tradizione agricola milanese. Tra queste la ricorrenza dei falò di Sant’Antonio il 16 gennaio o il giorno del Ticinello nell’ultima domenica di maggio.
Più avanti ancora, in via Selvanesco 25, a metà circa della via dei Missaglia, c’è la Cascina Gaggioli. Dove un lavorante alle prese con forcone e balle di foraggio non si sente per nulla fuori posto a fare il contadino in città, anzi: «Caso mai - dice - dovrebbero sentirsi fuori posto i milanesi che fanno i lavori alienanti». La forma della cascina a corte quadrata e risale a metà Ottocento. Anche qui l’aia è il centro della vita produttiva, mentre intorno al fabbricato si estendono i campi - circa 44 ettari - che oggi sono coltivati a foraggio per il bestiame, riso, mais e grano, secondo i dettami dell’agricoltura biologica. Ma il fiore all’occhiello di questa cascina è la bottega aziendale che fa dimenticare la vicinanza dei supermarket e propone sia prodotti propri - tra questi la carne di vitellone - sia altre specialità provenienti da altre aziende agricole del Parco.