Carnebianca, l’intima mitologia

Anna Maria Tarantino

L’Associazione a carattere volontario Sviluppo e sinergia, nata dall’idea di vivere l’esperienza culturale come momento di maggiore educazione, di maturazione umana e di impegno sociale, ha organizzato in piazza Cavour la manifestazione Vino forum che ha ospitato in qualità di testimonial Enzo Carnebianca. Le opere esposte, quadri e sculture, esprimono visioni surrealiste con delle personali contrapposizioni cromatiche.
Si tratta di raffigurazioni scultoree che esprimono una mitologia intima, nella quale regnano sovrani diversi esseri che emergono dal subconscio: «atropo-serpenti» e spirali, le figure con il terzo occhio dai crani di proporzioni «atlantidee». I suoi esseri semidivini ricordano il tempo che fu e nel contempo fanno pensare a quello che sarà. Carnebianca, attraverso la sua produzione artistica, intende proporsi come messaggero di una vita che svanisce ogni giorno. Il pittore della «speranza disperata» apre improvvisamente una nuova porta e da una finestra lascia passare un raggio di luce che c’insegue, con pochi tratti e delle linee armoniose, la sovranità del volto di una donna e la forza che la vita ha su ogni cosa nel suo organizzare il mondo. L’artista fa bene notare le figure da lui ritratte, traendo luce dall’ombra, in questo modo riesce ad assegnare un ruolo perfino a chi ha smesso di aspettarsene uno. Da queste opere si evince quanto Carnebianca cerchi ostinatamente di tirar fuori l’anima delle cose attraverso una chiave dipinta sulla fronte dei suoi volti femminili, cerca con assoluta sensibilità di aprire quell’abisso profondo della mente umana. Ciò che colpisce sono le diverse eccentricità delle sue opere, proponendo così l’idea che la conoscenza non è tanto un processo di scoperta, quanto di creazione. La spiegazione a questi lavori si ritrova nei loro diversi strati interpretativi e nella relazione tra le opere stesse.