Il caro affitti svuota le case: 30% in più

Milano si conferma la città più cara d’Italia. Il costo medio è 14,3 euro al metro quadro, che diventano 21 nel centro storico: oggi chi cerca un’abitazione preferisce acquistarla

Sulla ringhiera di un palazzo in pieno centro un cartello giallo con su scritto «affittasi» campeggia da circa due anni. La facciata è bella, il punto molto comodo, gli interni del bilocale appena restaurati. Eppure quel cartello non lo ha mai rimosso nessuno. In molti si sono fermati, hanno preso nota, provato a chiamare. Ma la risposta del proprietario non è mai cambiata: 1.600 euro al mese. Canone del tutto in linea con il mercato immobiliare milanese, ma decisamente esoso non solo per la famiglia media, ma anche per manager e aziende.
È così che il settore degli affitti si è fermato, bloccato dall’incomunicabilità fra domanda e offerta. Non è un caso, quindi, che dallo scorso gennaio il costo medio per metro quadro sia rimasto sostanzialmente invariato, segnando un aumento dello 0,2 per cento. Secondo una ricerca pubblicata dal sito internet Idealista.it, il canone medio in città ammonta a 14,3 euro al metro quadro, che diventano circa 21 nel centro storico e 10 a Baggio. «Il mercato è fermo dallo scorso anno - conferma Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari -, da quel momento i prezzi sono addirittura scesi. Questo perché domanda e offerta non si incontrano. I proprietari chiedono affitti troppo alti, senza rendersi conto che il Paese è cambiato e che, quindi, le famiglie non sono più in grado di sostenerli. E quindi rilanciano offrendo il 15-20 per cento in meno senza ottenere risposte positive».
Prendere in affitto un trilocale a Milano - la città più cara d’Italia - costa 1.500 euro in centro, 1.200 in semicentro, mille euro in periferia. «Il risultato - continua Breglia - è che anche i manager e il mondo della moda sono emigrati in provincia. Per loro non ha senso spendere un capitale per tre locali in centro quando con la stessa cifra possono vivere in una villa con vista sul lago di Como. All’esodo dei ricchi ovviamente si associa quello delle famiglie, che si spostano nell’hinterland». La zona più cara, neanche a dirlo, è il centro storico, con Duomo, Brera e Sant’Ambrogio in testa. Qui una casa può costare fino a 21 euro al metro quadro. Seguono Porta Vittoria (16,2 euro), Navigli (16,1), Garibaldi-Porta Venezia (15,4), Fiera-De Angeli (14,8), Chiesa Rossa-Gratosoglio (14,5), Città Studi-Lambrate (13,9), Lorenteggio-Bande Nere (13,2), Comasina-Bicocca (13) e Greco Turro (12,9 euro). Il quartiere più economico è Baggio, con un più sostenibile 10,7 euro al metro quadro. «Fra le zone di maggiore tendenza, sul fronte affitti, ci sono via Savona e via Tortona - prosegue Breglia -. In generale, le locazioni sono più numerose dove ci sono palazzi di recente costruzione. Ma la gente preferisce acquistare piuttosto che prendere in affitto. In molti casi, infatti, il canone corrisponde alla rata del mutuo. È proprio per questo motivo che, nell’ultimo anno, le offerte di locazione a Milano sono aumentate del 30 per cento». Un’altra causa è da ricercarsi nella forte presenza di immigrati in città. «Circa il 5 per cento degli immobili è preso in affitto da extracomunitari - spiega il presidente -, moltissimi altri sono alla ricerca di abitazioni, specialmente in periferia. Ma i proprietari sono restii: non si fidano, hanno paura che sotto lo stesso tetto vadano ad abitare venti persone».
Ma se il presente è così difficile cosa potrebbe accadere nell’immediato futuro? «La situazione è destinata a peggiorare - conclude Breglia -. Se non saranno varate politiche di incentivo sugli affitti, domanda e offerta continueranno a non incontrarsi e tantissime case rimarranno desolatamente vuote».