Caro Alvi nessuno è perfetto neanche le coop

Luigi Marino*
Caro Direttore,
sono sempre contento quando qualcuno parla di cooperazione perché l'attenzione è in genere non adeguata al ruolo delle cooperative nel nostro Paese, anche limitandosi a considerarne i soli aspetti quantitativi.
Purtroppo per quel poco che se ne parla, se ne parla spesso a partire da altre ragioni sia politiche sia economiche, quindi strumentalmente. Ieri nell'editoriale apparso su Il Giornale veniva richiamata la vecchia vicenda Unipol-Bnl, sulla quale a suo tempo Confcooperative diede giudizi ben precisi che qui riassumo per titoli: 1) che le cooperative non devono investire gli utili prodotti nelle attività mutualistiche in campi diversi da quelle attività; 2) che la legge deve mettere dei paletti al possesso - da parte di cooperative - di importanti partecipazioni in società lucrative limitandole ai casi in cui la partecipazione è al servizio delle finalità mutualistiche. Da allora, nessuna forza politica, né di maggioranza, né di opposizione, ha condotto un'iniziativa finalizzata ad adattare la normativa. Ammesso che ci siano delle patologie mi sembrerebbe più utile curarle invece di limitarsi solo a parlarne. Erano le valutazioni e le proposte di Confcooperative che - non mi piace ricordarlo spesso, ma a volte è opportuno - è la maggiore associazione delle cooperative in Italia per numero di cooperative, occupati e ricavi.
Ma c'è un problema oggi più serio. Il lettore ha l'impressione che ci si rivolga a Bruxelles per sollecitarne una pronuncia favorevole all'esposto esagerato e strumentale di Federdistribuzione (perché dico così: perché qualcuno che in questi dieci anni è molto cresciuto sul mercato accusa di distorsione della concorrenza qualcun altro che ha semplicemente mantenuto la quota di mercato che aveva già. Fa venire in mente l'antico apologo del lupo e dell'agnello). Dunque ammesso che vi siano meno di dieci cooperative (sulle circa 80.000 che presentano la dichiarazione dei redditi e pagano le tasse), che fossero uscite dalla via maestra dell'autenticità cooperativa non si vede perché bisogna invocare il massacro di tutte impoverendo il Paese, dando un contributo al suo arretramento, anche dal punto di vista della concorrenza e del mercato.
Vedo anche un provincialismo antiquato nel non sapere che le cooperative hanno regimi normativi specifici nella maggior parte dei Paesi della Ue, come nel resto del mondo.
Le cooperative, ovviamente, pagano tutte i contributi previdenziali, pagano tutta l'Irap, e tutta l'Iva, e pagano le tasse sugli utili, salvo (per le cooperative a mutualità prevalente) su una parte di utili quando sono destinati a riserva indivisibile. Chiunque accettasse gli stessi vincoli, potrebbe godere delle stesse condizioni.
E quindi, caro Direttore, Alvi ha ragione quando dice che nessuno è perfetto e quando sostiene che le vicende Unipol-Bnl offrono un argomento potentissimo a quanti dubitano dei fini solidaristici delle cooperative. Ma appunto nessuno è perfetto.
*Luigi Marino
Presidente Confcooperative