«Caro Babbo Natale» Tante richieste tra utopie e milioni

L’albero di Natale all’entrata della stazione Termini è un ricettore di letterine sospese tra desideri privati e utopie collettive. Il tutto attraverso le parole di pendolari, viaggiatori, cittadini di Roma e del mondo.
«Caro Babbo Natale». Iniziano grosso modo tutti così i bigliettini appesi all’albero. Poi una sfilza di buoni sentimenti. Tra i quali emerge anzhe qualce desiderio più materiale. Lisa, per esempio, si dice stufa del proprio corpo. Lo trova «marcio», e non esita a chiedere a Babbo Natale un intervento di chirurgia plastica. Saverio, di origine siciliana, punta a vincere il Superenalotto e, se questo non fosse possibile, come ripiego è disposto ad accontentarsi di una crociera ai Caraibi. Qualcun altro sogna di ricevere in dono Daniele De Rossi, mentre un appassionato delle due ruote si augura un giorno di cavalcare la Yamaha di Valentino. Floriana, invece, avvocatessa di professione, ambisce a un cambiamento profondo: sposare un uomo spudoratamente ricco perché da libera professionista «fa la fame».
Ma, a quanto pare, non è certo l’unica a voler conoscere il principe azzurro; anche se, fortunatamente, non a tutte interessa il conto in banca di quest’ultimo. L’amore, ancora oggi, può essere più che sufficiente per trovare la felicità, almeno stando a quelli che hanno lasciato scritto che da quando hanno incontrato l’anima gemella non sentono la necessità di esprimere altri desideri.
Diverse, poi, le letterine che prendono spunto dalla crisi. Una coppia di napoletani che sperano di trovare lavoro al più presto, così da potersi sposare e dare alla luce un bambino. Un precario che invoca il posto fisso. E, per rimanere in tema, c’è anche chi non le manda a dire: «Caro babbo Natale, anche se l’economia va a rotoli quest’anno non fare il taccagno sennò il 24 sera lascio il cammino accesso». Uomo avvisato, mezzo salvato. Infine, alcuni hanno pensato bene di approfittare della situazione per scopi personali, appendendo all’albero il proprio curriculum nella speranza che venga letto da qualcuno. Oppure, hanno affisso un foglietto di carta con su scritto: «Caro Babbo Natale, desidero affittare una camera a persona referenziata in zona Termini».
Ogni giorno frotte di curiosi si fermano davanti a questo collage che cresce spontaneo mano a mano che si avvicina la sera della vigilia. Un insieme di pezzi di carta riciclati (ricevute, biglietti di treno usati, fogli strappati alla svelta da un quaderno) su cui in molti hanno voluto lasciare una traccia del loro passaggio. Una moda, questa, nata nel 2005, quando una senzatetto attaccò all’albero un biglietto in cui denunciava il rumore che le impediva di dormire nella sua casa di cartone. Da allora c’è stata un’invasione di messaggi. Si è andato così consolidando un fenomeno che, per entità, la dice lunga sulla magia del Natale. Anche se oggi, a dire il vero, qualcuno avanza dei sospetti. Nascosto nella selva di foglietti e fogliettini ce n’è uno che dice: «Caro Babbo Natale, dove diamine sei stato negli ultimi cinque anni mentre a me ne succedevano di tutti i colori?».