«Caro Basso, se vai via dal Pdl non è perché io accuso Musso»

Non gli è andata proprio giù, al vicepresidente del consiglio regionale Luigi Morgillo, Popolo della libertà, la dichiarazione del consigliere comunale di Genova Emanuele Basso, eletto come indipendente nelle liste di Forza Italia, che ha appena rassegnato ufficialmente le dimissioni dal gruppo consiliare per aderire al Gruppo Misto motivando l’iniziativa con un’ampia analisi politico-comportamentale. Che avrà detto, comunque, di così grave, Basso, per suscitare un’immediata e piccata (anche se come sempre elegante e cortese nei modi) replica di Morgillo, che è arrivata ieri? «Se l’amico Emanuele Basso - dichiara innanzi tutto Morgillo - ha bisogno di trovare un’alibi per abbandonare il Pdl non si appelli alla mia querelle con Enrico Musso». Seguono altre considerazioni puntuali, che vogliono spiegare l’assunto.
E allora, un passo indietro è più che doveroso per ricordare al lettore (ai lettori), che non avesse (avessero) seguito con trasporto tutti i passi della vicenda, il senso delle parole di Morgillo e, naturalmente, anche di Basso, liberale «antico» che si è sempre dichiarato scevro da condizionamenti all’interno prima di Forza Italia, poi del Pdl. «Da molto tempo purtroppo il Pdl si è allontanato dai principi liberali che avevano informato la nascita di Forza Italia - ha scritto fra l’altro in una nota, Basso -. Scandali, inchieste, dimissioni, dossieraggi hanno oscurato le pur cose buone che l'azione di Governo ha fatto, tanto da accompagnare verso un triste epilogo quella che era stata la geniale intuizione degli inizi». E ancora, rincarando la dose: «Sul piano locale i vertici del partito non sono riusciti a metabolizzare la (forse momentanea) uscita di scena dell'onorevole Scajola, dividendosi in piccoli gruppi di potere, ma sostanzialmente assenti dal dibattito politico e lontani dai problemi del territorio, trovandosi uniti solo nei quotidiani attacchi al senatore Musso, colpevole di riaffermare le proprie idee liberali». Ed è qui che si innesta la «frizione» con Morgillo che a sua volta aveva annunciato, in un’intervista al nostro Giornale, di voler deferire ai probiviri il collega di partito, senatore Enrico Musso, reo di non essere più in linea con il Pdl.
«Credo che le sanzioni - insisteva il vicepresidente del consiglio regionale - dovrebbero scattare per l’uso strumentale che Musso fa del Popolo delle Libertà». Da qui la reprimenda di Basso, che prende le distanze dal partito lamentando, in particolare, proprio gli strali contro Musso.
Siamo arrivati, in forzata sintesi, a ieri, quando Morgillo, dopo aver rifiutato l’«alibi» di Basso, aggiunge: «Qui tutti vi appellate allo spirito liberale del nostro partito, ma appena si sollevano questioni che non vi vanno a genio denunciate la mancanza di dialettica e non avete il coraggio di affrontare e dirimere le varie questioni aperte. La mia decisione di segnalare all’organo dei probiviri l’operato di Musso - precisa ancora Morgillo - viene dal fatto che al contrario di lui e altri io non penso di avere la verità infusa, e pertanto, esistendo un organo preposto dallo statuto del Pdl a dirimere le controversie interne, ho pensato di seguire le vie statutarie». Ecco perché, a giudizio del vicepresidente del consiglio regionale, si dovrebbe invitare «Basso, prima di andarsene, a far valere le proprie ragioni in termini politici. Non me ne vorrà - conclude Morgillo -, ma nessuno riesce a comprendere quali siano le motivazioni reali alla base delle sue decisioni».