Caro Bersani, devi decidere: o le riforme o le ammucchiate

Il segretario ricalca il "ma anche" di Veltroni: nelle primarie parla
di dialogo e poi flirta con Idv, Radicali e sinistra estrema. Con il
rischio di finire bloccato. Fa ballare troppe alleanze. E per tenerle tutte in equilibrio dovrà stare immobile

Pierluigi Bersani ha risposto nì. Di Pietro (Antonio) lo aveva invitato alla manifestazione anti Berlusconi. Lui ha risposto no e sì: il Pd non partecipa, ma i singoli iscritti al Pd, da soli, ce li manda. Onorevole segretario, ci risiamo? Come Veltroni? Alla manifestazione contro Berlusconi il Pd ci va ma anche no. Abbiamo sperato, anzi anelato, un segretario del Pd che almeno non fosse uguale a quello di prima. Abbiamo chiesto l'impossibile?

Una certezza c'è. O si fanno le riforme o si fanno le ammucchiate, come fece Prodi (il professor Romano). Se comincia così, come pensa di poter convincere chi imboccherà la via riformista, con la foga che ci ha mostrato durante la sua campagna elettorale, contro Franceschini e Marino? Non ci interessa minimamente ciò che Bersani ha in testa di fare e mai ci permetteremmo di interferire o intrometterci nei suoi affari di partito. Sono fatti suoi e degli iscritti del Pd. Quello che questo modo di fare ci dice in modo chiaro è: in Italia la sinistra senza ammucchiate non vince, con le ammucchiate non fa le riforme. Non governa. Intendiamoci, non è che nel centrodestra tutti gli alleati si muovano con la grazia di damigelle rinascimentali e si inchinino l’un l’altro cedendo il passo ove necessario. Ma con tutto ciò l’ammucchiataggine del centrosinistra è inarrivabile. Il segretario del Pd dopo questa mossa con Di Pietro e l’accordo (sembra) con i Radicali mi ha fatto venire in mente un giocoliere, Enrico Rastelli (Samara sul Volga 1896 - Bergamo 1931). Questo straordinario giocoliere riusciva a tenere contemporaneamente con varie parti del corpo quindici palle. Le teneva tutte su, non ne cadeva una, ma era praticamente immobilizzato. Poi, qualcuna la faceva cadere e allora si muoveva e giocava con le altre, di meno. Bersani, se ci è permessa la metafora, sta iniziando a raccogliere varie palle e ognuna di esse corrisponde a un mucchietto di voti. Al Di Pietro non si può dire sì ma neanche no, ai Radicali non si può dire no ma neanche sì. E siamo agli inizi. Non sarà che Bersani finisce come Rastelli, raccoglie tante di quelle palle che poi non gli permettono neanche di muoversi? La domanda è legittima, e la risposta è evidente.

Se, mettiamo, il neosegretario del Pd si carica sulle spalle in modo permanente la palla rappresentata da Antonio Di Pietro, come farà a fare il riformista nel campo della giustizia? D’Alema ha affermato che fu un errore, per la sinistra, osannare la stagione di Tangentopoli. Meglio tardi che mai. Ma Di Pietro è ancora là, fa da politico, quel che faceva da pm. Un pm con scritto davanti «onorevole».

Mettiamo che il neosegretario si carichi anche della palla della sinistra estrema. Come fa a fare il riformista in politica estera e in economia? Bersani l’economia la conosce, conosce le imprese. Insieme a Enrico Letta girarono l’Italia per ascoltare le imprese. Un’ottima iniziativa. Conoscendo le imprese, sa che ciò che necessita alle imprese, sta alla sinistra estrema come la sinistra estrema sta a Berlusconi. Niente di più lontano.

Mettiamo che Bersani si carichi di quel gruppetto di cattolici che quando sentono il nome di Pannella hanno delle improvvise dermatiti. Qui come la mettiamo?

Onorevole segretario, tiri giù qualche palla, si liberi di qualche palla, alieni qualche palla da sé. Secondo noi fa bene a lei e fa bene a tutti. Vada a vedere su YouTube i filmati dedicati ad Enrico Rastelli. Le occuperà qualche minuto. Ma se ci riflette eviterà di perdere qualche mese.