«Caro Bossi jr, sui parchi hai preso un grosso abbaglio»

No, decisamente Alessandro Colucci, assessore all’Ambiente della Regione Lombardia, non ci sta. «Non è vero che la legge sui parchi porterà alla creazione di nuove poltrone, come sostiene il consigliere Renzo Bossi: è vero piuttosto il contrario - afferma deciso l’esponente del Pdl -. Oltre a ciò, il testo è arrivato in aula per la votazione con l’accordo di tutte le componenti della maggioranza, Lega Nord compresa. Gli undici franchi tiratori che l’hanno fatto naufragare non possono certo appellarsi a una questione di merito e di contenuti. Quello che è successo ha dell’incredibile ed è solo una questione politica». Dopo la bocciatura mercoledì scorso del progetto di legge sulla governance dei parchi lombardi, con la maggioranza andata sotto su un emendamento del Pd approvato a scrutinio segreto, che negava alla Regione la possibilità di nominare un proprio rappresentante nei Consigli di gestione delle aree verdi, Bossi Jr. aveva preso l’iniziativa. Accolandosi di fatto la responsabilità dell’accaduto, si era dichiarato contrario non alla legge nel suo complesso bensì alla creazione di nuove “cadreghe“.
«Ma quali cadreghe?», incalza Colucci. «Il consigliere Bossi il progetto di legge lo conosce: c’è scritto che i nuovi Consigli di gestione potranno avere massimo cinque membri, contro i nove attuali, di cui uno solo indicato dalla Regione, cosa che avviene anche adesso. E questo perchè uno degli obiettivi prioritari della legge è proprio quello della diminuzione dei costi; obiettivo da perseguire anche attraverso l’accorpamento di alcune funzioni tecniche e amministrative, da condividere con i comuni interessati. Insieme con la semplificazione delle norme per la fruizione dei parchi da parte dei cittadini e l’incentivazione dello sviluppo, anche economico, delle aree verdi, a cominciare dalle iniziative turistiche e produttive, rafforzando al contempo gli strumenti di tutela e salvaguardia di un patrimonio comune, a disposizione di tutti, pari a un terzo del territorio lombardo, grande quanto le Marche o la Liguria». Ma adesso che succede? «Succede che la questione - lo ripeto: solo e soltanto di natura politica - sarà affrontata dal presidente Formigoni già da lunedì». La classica patata bollente, se non proprio una polpetta avvelenata che la componente leghista della coalizione sembra aver lanciato tra le gambe degli «alleati»? Intanto i tempi sono stretti: già mercoledì prossimo la legge azzoppata tornerà in commissione Ambiente, per una nuova discussione, ma è chiaro che la questione andrà risolta a tambur battente ai piani alti del «Pirellone bis». E pensare che la legge, prima di approdare in aula per la votazione finale, aveva avuto la benedizione sia del governatore Formigoni sia del segretario nazionale della Lega Giancarlo Giorgetti. Ora ci sarà bisogno di un reciproco chiarimento di idee.