Caro Bruno, non rispondi e dici bugie

Caro Bruno, io al &quot;cittadino comune&quot; mi rivolgo da pari apari. Eil mio dovere èdare notizie: dietro quell’elenco ipm sospettano un giro di favori alla Casta... <br />

Caro Bruno, confermo che stavolta hai sbagliato, e te lo dimo­stro.

Primo. La tua, a Porta a Porta , è stata sì una inte­m­erata contro Nicola Por­ro e il Giornale . La mia no. Ti ho risposto entrando nel merito dei tuoi rimpro­veri ingiusti ed espressi con toni polemici e non pacati come al solito; il che smentisce che per la televisione pubblica sia pressoché impossibile sferrare attacchi con la te­lecamera. L’importanza del tuo programma e del­la vicenda Cricca giustifi­cano poi il fatto che, per re­plicare alla tua ramanzina, ab­bia scritto un fondo e non un corsivo.Tu d’al­tronde hai fatto lo stesso.

Secondo. La signora Pedrel­li ci ha inviato una lettera di commento al tuo battibecco con Porro e l’abbiamo accolta per­ché riflette, probabilmen­te, lo stato d’animo di mol­ti telespettatori che han­no seguito la trasmissio­ne. Vorrei tranquillizzar­ti: la missiva è autentica e te ne mando una copia. Ce n’è un’altra della me­desima lettrice in cui lei manifesta soddisfazione per aver visto sul Giornale il proprio intervento, e ti invio copia anche di quel­la. Così avrai modo di chie­dere conto direttamente a Clara Pedrelli del per­ché abbia detto certe cose che per me sono opinioni, quindi legittime. Perso­nalmente, non avendo al­cuna velleità di apparte­nere alla élite, non di­sprezzo il «cittadino co­mune» che, forse, non sempre capisce ma intuisce quasi tutto, e al quale in ogni caso mi rivolgo, da pari a pari, quando svolgo il mio lavoro.

Terzo. Concordo con te che la casa stia a cuore agli italiani. L’80 per cento di loro se l’è comprata a caro prezzo e sostenendo pesanti sacrifici per versare l’anticipo,prima, e poi per pagare le rate del mutuo. Se scopre che i signori della Casta, della Nomenclatura, insomma i potenti sono riusciti invece ad averne una a scrocco, magari di lusso, ovvio si irriti. Qui siamo di fronte a una lista di nomi che in effetti dice poco. Si sa però che è stata stilata da Anemone (re degli incriccati), e che Anemone è lo stesso imprenditore che per fare un «dispetto» a Scajola gli ha regalato 900mila euro con cui questi si è concesso un appartamento davanti al Colosseo, Roma. Ti pare una faccenduola da nulla? Alla magistratura, no. Tant’è che ha organizzato una inchiesta dove è finito l’elenco in questione elevandolo a documento giudiziario oggetto di studio. E secondo te io questo elenco anziché pubblicarlo avrei dovuto usarlo per avviare una indagine giornalistica, sostituendomi ai pm, alla Guardia di finanza, alla polizia di Stato e ai carabinieri? Andiamo, Bruno. Non prendiamoci per i fondelli. Noi facciamo il nostro mestiere e lasciamo agli investigatori il loro. Non siamo noi a dover stabilire se i personaggi citati nel documento siano puri come angeli o abbiano qualche macchia. Il nostro dovere è dare notizie, e a questo ci atteniamo specialmente se le notizie sono suffragate da carte ufficiali.

Quarto. Il fatto tu conosca o no la gente che figura nell’atto è ininfluente. È un dato che Anemone campava di appalti e che per ottenerli non lesinava favori, tra i quali la casetta nuova e lavoretti di ristrutturazione. Questo il motivo per cui l’innocuo elenco potrebbe non essere innocuo per qualcuno: lo dirà la magistratura, non il Giornale. Il quale non è vero, come tu affermi, abbia liquidato in una riga e mezzo l’ipotesi che i «clienti» di Anemone siano innocenti. Se permetti, sul tema ho scritto un editoriale, che ti sarà sfuggito; e vari colleghi nei loro articoli hanno ribadito il concetto. Evidentemente polemizzi col Giornale senza averlo letto. Altrimenti sapresti con quanta cautela abbiamo trattato la materia. Se qualcuno ha fatto di ogni erba un fascio ( chi?) sarà inchiodato alle proprie responsabilità.

Quinto. Riprendo dal punto tre della tua lettera: «So bene che mettere in pagina una lista è molto più comodo e rapido che farci una indagine ». Ho già detto sopra che non siamo poliziotti né carabinieri né vogliamo scimmiottarli. Abbiamo messo in pagina l’elenco accompagnato da ragionamenti che non hai letto, altrimenti non insinueresti che abbiamo dato in pasto nomi all’opinione pubblica. Ci siamo limitati a rendere noti elementi utili a comprendere l’intricata storia nella convinzione che il lettore «non divora niente prima di averne capito il sapore»; già il lettore non è più stupido di te e di me.

Sesto. Veniamo a Pupi Avati. Scommetto sulla sua irreprensibilità. Nella presente circostanza però, se fossi in lui, non sarei stupito se un cronista mi telefona per domandare com’è andata né mi preoccuperei di rintracciare la matrice dell’assegno con cui ho pagato; semmai cercherei la fattura e se non la trovassi ne richiederei copia a chi ha eseguito i lavori. O non è forse doveroso versare l’Iva? Chi non la versa non sarà un delinquente, ma un evasore o un complice d’evasore sì. Lo stesso comportamento sarebbe opportuno fosse tenuto da tutti coloro i quali sono indicati nell’elenco. Che c’entra il garantismo in questa vicenda? È in corso un’inchiesta e chi a qualsiasi titolo è coinvolto deve collaborare a fare chiarezza; presentare una fattura non è faticoso, lo è molto di più stracciarsi le vesti.

Settimo. Dici che ti ho insultato. Questa è solo una bugia. Non c’è una frase, una parola nel mio pezzo di ieri che non sia rispettosa. Ho difeso con vigore il Giornale e il suo vicedirettore da te imprudentemente accusati, davanti a due milioni di telespettatori, d’aver lavorato male.

Ottavo. Tangentopoli non si può paragonare a quanto sta accadendo adesso, che semmai rammenta Affittopoli che riguardava i privilegi della Casta in campo immobiliare. Migliaia di parlamentari, portaborse, sindacalisti, amici degli amici, avevano ottenuto a fitto pressoché simbolico alloggi di enti pubblici, mentre il «cittadino comune» (da te poco stimato) era costretto a pagare pigioni (folli) di mercato. Non vorrei che Balducci, Anemone e compagnia avessero messo in piedi un mercanteggiamento simile, sia pure con altri mezzi e altri metodi.Lo penso perché c’è in giro troppo nervosismo. Un nervosismo che mi è sembrato scorgere anche in te. Mah, sbaglierò! Mi ha fatto specie vedere con quanta foga davi addosso a noi perché avevamo pubblicato l’elenco compilato dalla Cricca. In questo senso va intesa la mia battuta sulla tua inclinazione, nel frangente, a stare più coi potenti che con il «cittadino comune» verso il quale- ripeto- anche oggi non dimostri grande simpatia.

Nono. Delitto di Garlasco. La posizione di Alberto Stasi non era debole. Ma è andata via via indebolendosi man mano Porta a Porta vi dedicava puntate su puntate. Alle quali hanno sempre partecipato colpevolisti e garantisti, tra cui me. Solo che i colpevolisti erano in schiacciante maggioranza e si giovavano di servizi e interviste tutte pendenti a dipingere Alberto come «assassino dagli occhi di ghiaccio», pedofilo, porcellone, furbo, calcolatore. Risultato: tutti convinti della colpevolezza di Stasi. Il quale se fosse stato giudicato da una giuria popolare (influenzata dal tuo programma) sarebbe stato condannato senza remissione. Sei anche tu garantista a intermittenza.