Caro-cambi, il caso finirà a Strasburgo

Uno degli obiettivi è verificare se vi siano i margini per un intervento della Banca centrale europea

Enrico Lagattolla

«A settembre, porteremo il problema all’attenzione del Parlamento europeo». La nuova pagina dell’inchiesta del Giornale su tassi e commissioni al limite dello strozzinaggio applicati dagli uffici privati di cambio valuta strappa una promessa «bipartisan» a quattro europarlamentari: Patrizia Toia (Margherita), Antonio Panzeri (Ds), Guido Podestà (Forza Italia), e Romano La Russa (An). «Siamo di fronte a un fenomeno fuori controllo, è necessario intervenire». In sintesi, il coro.
Questo lo stato dell’arte. In Italia l’autorità di vigilanza sul settore dei cambia valute è nella mani dell’Uic, l’Ufficio italiano cambi, che ha un limitato potere di intervento. Nessuno, invece, per la Banca d’Italia. Una situazione che segue l’entrata in vigore del testo unico in materia bancaria e creditizia (legge 385 del 1993), e del successivo decreto legislativo (il 342 del 1999), attuativi della direttiva Cee 646 del 1989. Dunque, il nodo del problema è da cercare tra Strasburgo e Bruxelles, tra il Parlamento europeo e la Commissione.
«Pur non avendo poteri di iniziativa legislativa autonoma - spiega Patrizia Toia -, come eurodeputati abbiamo la facoltà di sollecitare un’iniziativa legislativa attraverso un atto parlamentare, un’interrogazione al commissario competente a cui chiedere di migliorare la direttiva». Per quanto riguarda la situazione esistente, la parlamentare della Margherita non ha dubbi. «È particolarmente incresciosa, non fa bene all’immagine di Milano, e offre ai turisti il lato peggiore del nostro Paese».
Dello stesso parere Romano La Russa. «Il Parlamento dovrebbe poter legiferare sulla questione, anche se il nostro potere non è quasi mai determinante sulle decisioni dell’esecutivo». E comunque, «mi auguro che si riesca a intervenire in qualche modo per arginare un fenomeno che colpisce innanzitutto i turisti e gli stranieri che vengono in Italia. Sembra che abbiamo aperto le frontiere per poterli fregare meglio». La stoccata all’Ue arriva subito dopo. «Questa Europa, responsabile della liberalizzazione selvaggia del mercato, non esiste ancora. C’è l’Unione della burocrazia e dei poteri forti - conclude -, ma a farne le spese sono sempre e comunque i cittadini comuni».
E come La Russa, anche Guido Podestà. Idee chiare, toni severi. «La situazione delle agenzie per il cambio della valuta a Milano è pazzesca. Siamo ai livelli di tassi di usura. Credo che questa anomalia vada segnalata a Bruxelles, per verificare se il fenomeno è solo milanese o italiano. Anche perché siamo d’accordo con il mercato libero e che si autoregola, ma non se a farne le spese sono i cittadini e i consumatori. Cercheremo di portare in Europa un ragionamento serio e circostanziato per capire come si possa intervenire».
Anche per Antonio Panzeri «il problema esiste, ed è serio». «È necessario - prosegue l’europarlamentare diessino - che ci sia un’iniziativa di controllo a livello europeo». Due le ipotesi di intervento. Primo «coinvolgere le commissioni preposte, attraverso lo strumento delle interrogazioni». Secondo, «vedere se ci sono margini per un intervento della Banca centrale europea».
Infine, la promessa ribadita. «A settembre sarà mio impegno verificare qual è la situazione dei cambia valuta nei diversi paesi europei. Se dovessi constatare che esistono differenze macroscopiche con i casi segnalati a Milano, le denunceremo nelle sedi competenti».