Caro cardinale, basta con le prediche dei parroci a favore della moschea

Eminenza, siamo fedeli che vivono nel Municipio Centro Est. Da alcune settimane abbiamo appreso dal Sindaco di Genova, a mezzo stampa, della sua intenzione di edificare la moschea più grande del Nord Italia in via Bianco, nella zona del Lagaccio. I nostri quartieri attendono da anni riqualificazioni che li affrancherebbero dal degrado strutturale di alcune porzioni del territorio. Riqualificazioni che darebbero respiro all’intera zona del Lagaccio, via Bari, via Napoli, San Teodoro, Principe, Oregina, Granarolo.
Strade, trasporti, verde pubblico, spazi enormi e inutilizzati, posteggi e silos. Tante le opere da realizzare attese decenni. Al contrario la Giunta impone, senza dibattito in Consiglio Comunale e scavalcando il Decentramento e la Partecipazione, la scelta di collocare una moschea nel terreno da tempo destinato a una bocciofila e a un giardino pubblico.
Sappiamo quale valenza abbia la moschea per il mondo islamico, che interpretala vita senza porre alcuna distinzione, tra il potere temporale e quello spirituale, modello; distante e contrapposto ai nostri riferimenti esistenziali e religiosi.
Siamo stanchi di sentirci definire intolleranti e razzisti solo perché vediamo lontano e riconosciamo il pericolo di una progressiva islamizzazione della nostra città e dei nostri quartieri che a breve perderanno molti di noi che hanno già manifestato la volontà di andarsene se veramente il disegno del Sindaco dovesse realizzarsi.
Da settimane alcuni parroci di zona utilizzano indebitamente il pulpito e il proprio ruolo di sacerdoti, per appoggiare platealmente questa scelta o per invitare ad una falsa solidarietà e ad una presunta «fratellanza», alla comprensione delle altrui ragioni.
Non siamo mai stati intolleranti né razzisti e la nostra vita quotidiana è improntata alla comprensione delle ragioni dei più deboli e di coloro che giungono da paesi poveri.
Ma la tolleranza non può generare autolesionismo e lo spirito di cristiana comprensione, indebitamente invocato, non potrà evitare che ci si opponga all’arroganza dell’imposizione. L’imposizione di una moschea che sentiamo profondamente lontana dal nostro sentire, che mai ha fatto parte delle prospettive del nostro quartiere, né della nostra città, e la cui presenza produrrebbe una serie di conseguenze immaginabili ed esiziali nel breve periodo.
Da cristiani intendiamo lottare per difendere i principi con i quali siamo stati educati in famiglia e nelle parrocchie e vorremmo che la nostra Chiesa ci aiutasse dicendo qualche parola che convinca il Sindaco a recedere da un intendimento che trascinerà tensioni nel quartiere e conseguenze difficilmente valutabili. Vorremmo sentire dai nostri parroci parole di appoggio anziché inviti all’accettazione passiva di tutto quanto sopra e soprattutto parole severe verso quei «preti» politicizzati che stanno sempre dalla parte contraria alla Chiesa, ma continuano a dirsi preti e a esercitare in nome della Chiesa, sempre in appoggio a chi delinque, a chi viola le leggi a chi perpetra la violenza per affermare i propri diritti. Crediamo di interpretare lo stato d’animo dei cittadini, soprattutto cattolici, se in futuro, a causa dei comportamenti sopra denunciati, essi si dovessero allontanare dalla Chiesa, e non contribuire più al sostentamento del clero, come finora generosamente hanno fatto.
Ci scusi per avere affrontato questo argomento, ma non intendiamo consegnarci alla pervasività progressiva di un «culto» che disconosce secoli di conquiste civili dell’occidente cristiano. La ringraziamo per l’attenzione e confidiamo nella sua opera di Pastore della città di Genova.