Caro Casini, ho deciso: vado col Cavaliere

«Io ho un sogno» diceva Martin Luther King. Nel mio piccolo ne coltivo uno anch’io: la nascita in Italia di un grande partito popolare, democratico, di ispirazione cristiana, costola italiana del più grande partito europeo che già oggi vede uniti a Strasburgo gli europarlamentari dell’Udc e di Forza Italia, che sappia efficacemente contrapporsi sul versante del centro destra alla nascita del Partito Democratico nel centro sinistra.
Per intenderci un nuovo soggetto come il Partito Popolare di Aznar in Spagna, la Democrazia Cristiana della Merkel in Germania, il partito di Nuova democrazia di Karamanlis in Grecia ed in Francia sicuramente il partito di Sarkozy e non di certo i centristi di Bairou, duramente puniti dagli elettori per il suo barcamenarsi fra centro destra e centro sinistra.
Questo ha proposto Silvio Berlusconi con due straordinarie novità, lo scioglimento della sua creatura, Forza Italia, e quindi il passaggio dalla monarchia alla repubblica, certificata dalla più volte ripetuta affermazione che il capo del nuovo partito lo decideranno votando gli iscritti, senza rendite di posizione per nessuno, Berlusconi compreso.
Ho rispettato in passato ma duramente contrastato l’azione politica di Martinazzoli prima Mastella e D’Antoni poi, e per ultimo di Marco Follini, nel momento in cui con modalità e tempi diversi sono comunque tutti approdati a sinistra.
Rispetto ma non condivido la proposta degli onorevoli Tabacci e Baccini di costituire con Pezzotta e Di Pietro la Cosa Bianca o un centro alla Bairou disponibile come i liberali tedeschi ad allearsi da una parte o dall’altra dello schieramento politico.
Per quanto mi riguarda sono da sempre già schierato, quando ero democristiano prima, e democratico cristiano dal ‘94 da una parte, che è quella del centro destra.
Non capisco perciò le polemiche di questi giorni: mi sembra naturale che l’Udc, e Pier Ferdinando Casini per primo debbano far parte della costituente del nuovo partito e che Alleanza Nazionale e la Lega, se vogliono mantenere la loro autonomia e la loro identità ne siano i naturali e indispensabili alleati.
E sapete perché?
Perché cinque anni di opposizione assieme prima e cinque anni di Governo dopo hanno dimostrato che in Parlamento e nel Paese temi fondamentali come il diritto alla vita, la bioetica, la famiglia, la droga, l’immigrazione, l’economia di mercato, la solidarietà sociale, l’autonomia e il federalismo, il rispetto delle radici cristiane, il principio di sussidiarietà rispetto allo statalismo sono patrimonio comune che si sono tradotti dal 2001 al 2006 in una straordinaria attività riformatrice di cui tutti dovrebbero essere orgogliosi.
Proprio per questo continuo a difendere il bipolarismo e l’idea di una legge elettorale che comunque consenta ai cittadini di scegliere al momento del voto chi li governerà, come già accade per comuni, province e regioni.
La vera anomalia del bipolarismo italiano non è infatti nel centro destra dove convivono in una sintesi efficace, come sempre è stato nel nostro Paese dal ‘48 in avanti la cultura liberal democratica, quella sociale democratica e quella di ispirazione cristiana, ma a sinistra dove è irrisolto il nodo di un contrasto insanabile fra chi guarda al riformismo e la sinistra antagonista e cattocomunista, persa ancora dietro visioni arcaiche e terzomondiste della realtà.
E ancora: la malattia della frammentazione delle forze politiche e la personalizzazione di partiti che finiscono con il coincidere con il nome del loro capo o capetto che sia, si può curare soltanto con la nascita di un grande partito.
Un grande partito, che come accadeva ai tempi d’oro della democrazia cristiana, sappia compensare e mediare al suo interno sensibilità diverse senza che la diversità di opinioni su qualche singolo punto o sulla mancanza di democrazia interna continui a generare nuovi partiti.
Di queste cose parleremo a Modena sabato primo dicembre alla riunione nazionale dei Popolari-Liberali dell’Udc, che già a Verona il 3 e 4 novembre avevano sollecitato Silvio Berlusconi ad assumere iniziative concrete nella direzione del Partito Popolare Europeo.
A questi amici sottoporrò la proposta che ho maturato di rompere a nostra volta gli indugi entrando a far parte sin dall’inizio della costituente del nuovo partito del Popolo della Libertà.
Carlo Giovanardi