Caro dollaro in agenzia Per cambiarli in euro si spende fino al 17,90%

Da Linate al centro, viaggio del nostro cronista fra le agenzie di cambia valute: spesso le «spese generali» sfiorano il tasso d’usura

Andrea Indini

Linate, venerdì mattina, ore 9. L’aeroporto è un continuo via vai, gente che parte e gente che arriva. Li si distingue dall’abbronzatura. Con uno zainetto in spalla mi confondo tra la folla e mi avvicino allo sportello di un’agenzia di «cambio valute». È della Maccorp Italiana s.p.a. «Vorrei cambiare 100 dollari». Mi chiedono se sono stato in vacanza. «Sono appena tornato da New York», fingo. Tra una chiacchiera e l’altra, lo scambio è stato fatto: 63,15 euro. Qualcosa non mi torna, allora controllo la ricevuta. Il dollaro mi è stato venduto a 1,32 euro e sul cambio sono stati applicati 3,50 euro di spese fisse e l’11,50% per le spese di servizio.
Torno in macchina. Attraverso Milano nel traffico e, solo alle 10, riesco a raggiungere Cadorna. Stessa scena. I pendolari affollano le banchine della stazione. Tra il binario che ospita il treno per Como e quello da cui parte il Malpensa Express, c’è un altro Maccorp. Cambio altri cento dollari. Questa volta ottengo qualcosa in più, 70,35 euro. Il dollaro viene scambiato a un prezzo più equo (1,25 euro), ma sulla cifra finale pesano, come prima, le spese fisse (1,50 euro) e quelle di servizio (10%). Stessa procedura in Stazione Centrale: in piazza Luigi di Savoia trovo l’ennesimo cambia-valute. Qui una sorpresa. I miei cento dollari, comprati a 1,26 euro, vengono scambiati con 61,45 euro. Un’occhiata rapida alla ricevuta e mi accorgo che le tasse di servizio sono inspiegabilmente salite a 17,90%.
Torno a casa per lasciar giù l’auto. Prendo la metropolitana e scendo a San Babila. Tra corso Vittorio Emanuele e Cairoli i negozietti di cambia-valute sono numerosissimi. Un unico sportello, scritta al neon rossa «change» e cartellone elettrico ben visibile che espone il valore di diverse monete straniere in euro. Continuo a cambiare i miei dollari, cento ogni volta. Alle 11 sono alla Maccorp di galleria del Corso (61,95 euro, comprando il dollaro a 1,253 euro e pagando il 17,90% di spese di servizio), un quarto d’ora dopo sono a quella di piazza Duomo (62,05 euro, con il dollaro a 1,251 euro e spese del 17,90%). In via Dante c’è un’altra Maccorp: qui, però, si applica il 14% di spese di servizio e un fisso di «solo» 10 centesimi (ricevo 68,45 euro).
Chiedo in giro se ci sono altri negozi di cambia-valute. Me ne vengono indicati altri che però non fanno parte della compagnia Maccorp Italiana s.p.a. In piazzetta Pattari c’è la Paradise s.r.l., che mi cambia i cento dollari con 74,13 euro. Sono quasi stupito. Controllo e, infatti, mi accorgo che ho comprato il dollaro a 1,29 euro e mi è stato applicato il 4% di «spese generali». All’Urnani s.a.s. di via Cordusio e al Cambival di via Cantù, invece, è tutta un’altra storia. Niente neon, solo una lavagnetta con alcune valutazioni monetarie segnate. Cambio i cento dollari, nella prima, per 80 euro e, nella seconda, per 81,50. La ricevuta è un foglio di carta pre-intestato, sul quale è stata scarabocchiata la transazione. Non ci sono spese di servizio. Faccio un ultimo tentativo: in via Orefici c’è la Yex Currency. Qui i miei cento dollari vengono scambiati con 73,52 euro, comprando il dollaro a 1,26 euro e pagando il 7% di «spese generali».
Mi fermo in un bar un po’ appartato, ordino un caffé e conto i soldi. Se alle 9 avevo mille dollari, alle 12.30 conto 696,55 euro. Venerdì mattina, piazza Affari scambiava l’euro a 1,22 dollari: con mille dollari avrei dovuto ottenere all’incirca 819 euro. Su dieci cambia-valute presi in considerazione, sei fanno parte della Maccorp, azienda leader nel nostro Paese in questo settore. Costituita a Milano nel 1990, conta oggi 60 sportelli che effettuano annualmente 1 milione di transazioni con un giro d’affari di oltre 200 milioni. All’interno della stessa società, tuttavia, sembra difficile mettersi d’accordo: le spese applicate oscillano dal 10 al 17,90%, mentre il dollaro passa da 1,251 a 1,327.
Uscito dal bar provo ad andare in banca a cambiare nuovamente gli euro in dollari. «Non è proprio possibile: è un servizio che applichiamo solo per i nostri correntisti», è la risposta più comune. Unicredit, San Paolo e Swiss Bank dicono che «potrei rivolgermi ai negozi di cambia-valute, quelli con la segnaletica change». Sorrido ed esco. «Bisognerebbe ordinare i dollari - spiega un’impiegata alla Banca Popolare di Novara -, qui non ne teniamo». Stessa risposta anche alla Banca di Parma e Piacenza. Alla Banca Intesa di via Agnello riesco a cambiare 200 euro per 240 dollari, pagando «solo» 3,61 euro di tasse. Stessa transazione alla Banca Cesare Ponti di piazza Duomo: con 200 euro compro 230 dollari, pagando 5,16 euro di spese. «È molto strano che la maggior parte delle banche non effettui questo genere di servizio - spiega un’impiegata della Banca Sella -: come dovrebbero fare gli stranieri che vengono in Italia?». Forse affidarsi alla Maccorp e pagare 17,90% per le spese di servizio e 3,50 euro per quelle fisse?