Caro Dottore, grazie per i tuoi errori

Sembrano lontani anni luce quegli occhi da cerbiatto ferito e il corollario sincero di battimano e pacche sulle spalle che seguì il tonfo di Valencia, domenica autunnale, mondiale numero otto di fila che pareva conquistato e invece puff. Vaporizzato.
Sembrano di una vita fa i mille interessi targati 2006 del campione dottore e fenomeno, la Ferrari che la provo oggi e anche domani, i rally che mi piacciono tanto e poi le divagazioni con la Mercedes e poi e poi e poi ancora... Da inizio anno, Valentino Rossi è invece tornato quel monaco dell’impennata capace di vivere solo per la moto ma di non darlo a vedere. Lo descrivono più in forma di prima, più duro di prima, più cattivo, più geniale, più egoista, più meticoloso, più presente. Il team Yamaha l’ha capito al volo e infatti la moto vola: guai a non seguire le indicazioni del campione che non li molla un attimo. Mica come la stagione scorsa.
Nell’animo del Dottore brucia e brucerà sempre l’anno sabbatico duemilaesei: perché ricevuto ma non richiesto, perché vissuto ma non goduto. Valentino pensava di poter reggere tutto: e il peso dei test Ferrari e degli impegni promozionali e dei rally. Pensava di essere ancor più immenso dell’immenso che è: per questo si era fatto trascinare in troppe cose.
Adesso, però, dobbiamo solo ringraziarlo per questa sua ingordigia da chiamare con il vero nome: presunzione. Perché senza di essa e senza l’involontario sabbatico e la Ferrari e le distrazioni varie avrebbe vinto anche il titolo 2006, e come se l’avrebbe vinto. Ma noi, ora, non potremmo emozionarci come accadrà invece a partire da sabato prossimo. Perché in pista l’anno scorso c’era un fuoriclasse immenso però annoiato, mentre al via in Qatar ci sarà un Valentino Rossi ringiovanito di dieci anni, incacchiato e irriverente come ai tempi che sappiamo, un Valentino con un solo obiettivo in testa: non solo vincere, ma soprattutto umiliare. E non per sadico gusto, bensì per ribadire un paio di cosine andate perse durante quel lungo anno sabbatico.