Caro Galli della Loggia, il popolo del centrodestra è libero dai poteri forti

Sandro Bondi*

Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale sul Corriere della Sera del 5 dicembre, dall'eloquente titolo «I leader, il popolo e niente in mezzo», critica a fondo il centrodestra che si riconosce in Berlusconi. In questo non c'è niente di nuovo, anzi una invidiabile coerenza da parte del Corriere della Sera che, alla vigilia delle elezioni, considerava Forza Italia un'anomalia che sarebbe stata finalmente cancellata dal voto. L'outing del direttore Paolo Mieli, che schierò il suo giornale a sinistra con motivazioni politiche che hanno presto mostrato la corda perché strumentali e strabiche, nacque proprio dalla convinzione che la vittoria plebiscitaria dell'Unione avrebbe spazzato via sia la leadership di Berlusconi che il suo «partito di plastica». Non a caso Mieli diede anche un'indicazione di voto per le due punte «alternative» della Cdl, cioè Fini e Casini.
Ma i progetti politici a tavolino, anche se commissionati dai cosiddetti poteri forti, divergono spesso dalla volontà popolare, che infatti, nelle urne, ha riconfermato Forza Italia come partito di maggioranza relativa del Paese, con un sostanziale pareggio fra le due coalizioni. L'attesa valanga anti-Berlusconi, dopo cinque anni di governo, non è dunque arrivata, mentre la straordinaria manifestazione popolare di sabato contro la Finanziaria ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Prodi ha già consumato, in appena sette mesi, tutto il suo credito politico. Capisco molto bene che, per chi stava già apparecchiando il tavolo del dopo-Berlusconi e contava di spartirsi l'eredità di Forza Italia, il risveglio sia stato alquanto amaro, perché Forza Italia resta saldamente il baricentro della politica italiana ed esprime l'unico leader realmente riconosciuto dalla maggioranza degli italiani. Non a caso, chi aveva fatto quel calcolo rivelatosi errato, ora si trova in mezzo a un guado imbarazzante che rischia di trasformarsi in palude. Ma a Galli della Loggia, acuto politologo, non dovrebbe sfuggire che il paradigma di ogni grande democrazia è ormai da tempo la forza della leadership, e che questo non significa deriva plebiscitaria, ma affermazione di un modello di governo della modernità e attrezzato per le sfide globali. Berlusconi entrò in politica dodici anni fa per sparigliare il tavolo delle oligarchie sopravvissute alla prima Repubblica, e ci riuscì a dispetto di tutto e di tutti. La sua fu la prima, autentica investitura popolare dopo quarant'anni di democrazia bloccata, e Forza Italia, con i limiti fisiologici propri di un partito nuovo, rappresentò e rappresenta un grande laboratorio di innovazione della politica al servizio di un leader. Sostenere che fra i leader del centrodestra e il popolo non c'è niente in mezzo può apparire, quindi, uno spietato atto d'accusa all'inadeguatezza della dirigenza intermedia, ma è un'analisi che guarda alla nuova realtà della politica con gli occhi del passato. Blair, per fare un esempio emblematico, è riuscito ad affermare la propria leadership sul partito laburista, e a condurlo a una storica serie di vittorie, spazzando via la burocratica mediazione sociale delle Unions. La sinistra italiana, con il suo tradizionale partito leader ridotto al minimo storico, continua invece a farsi dettare la linea politica dalla Cgil, e per sopravvivere ha sottoscritto un contratto di potere con le grandi corporazioni economiche e con settori precisi dell'alta finanza e del mondo bancario, dando vita a un cartello politico-economico selettivo e altamente autoreferenziale, che rema quasi costantemente contro gli interessi del Paese reale. Lo sdegno popolare culminato nella manifestazione di piazza San Giovanni è la conseguenza diretta della sofferenza di tante categorie medio-piccole, di tanti soggetti sociali e di milioni di singoli cittadini che hanno sentito il bisogno irrinunciabile di rompere questa cappa oppressiva sostanziata dalla peggior Finanziaria della storia. Questa è l'Italia più autentica, a cui i partiti del centrodestra hanno saputo dare voce con una mobilitazione che non ha precedenti, e senza dover ricorrere ai poderosi apparati delle centrali sindacali che solitamente riempiono le piazze della sinistra.
Ma per i politologi dal naso raffinato le nostre manifestazioni sono sempre viziate dal populismo corporativo, mentre quelle dell'Unione volano sulle ali di una manifesta superiorità politica e culturale. Così si confondono le carte e si nasconde la realtà di un leader come Berlusconi che sa parlare al suo popolo e che per mantenere il consenso non ha bisogno né di poteri forti, né di mediazioni corporative. Il teorema di Galli della Loggia è in qualche modo disperante: l'Italia non si governa senza scendere a patti, e senza prendere ordini dalle oligarchie economiche, sociali e finanche giudiziarie che prosperano ai margini della politica. Così si finisce per snaturare e per indebolire la democrazia, che si basa fondamentalmente sul contratto che i leader sottoscrivono con gli elettori, ai quali soltanto sono chiamati poi a rispondere del loro operato.
Disperante è ormai anche lo stereotipo che riguarda Forza Italia. Eppure vi sono decine di studi e di opere dedicate al fenomeno rivoluzionario e originale rappresentato da Forza Italia. Così come vi sono posizioni pubbliche, atti e decisioni che dimostrano lo sforzo in atto da parte della classe dirigente di Forza Italia per garantire una stabilità e un rinnovamento di un partito che ha una storia di dodici anni ed è il primo partito italiano.
Della Loggia non ritiene che i ministri di Forza Italia che hanno governato nei precedenti cinque anni il nostro Paese rappresentino qualcosa fra Berlusconi e il «popolo»? Per non parlare di uomini politici e di governo come Giulio Tremonti, Franco Frattini, Giuseppe Pisanu, Antonio Martino, Claudio Scajola, Marcello Pera, Roberto Formigoni, Giancarlo Galan, Stefania Prestigiacomo, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani, Elio Vito, Antonio Tajani. Questi nomi non gli dicono niente? Non rappresentano forse una vera, solida e autorevole classe dirigente che altri partiti si sognano di avere? Per non parlare dei nostri gruppi parlamentari e delle migliaia di giovani amministratori pubblici che già offrono una prova di affidabilità politica e di governo. Non sono qualcosa fra Berlusconi e il popolo? Questi sono fatti testardi, caro della Loggia, dunque uno storico è ben legittimato a contestarli nel loro sviluppo compiuto, ma non può ignorarli, perché i lettori hanno ben il diritto di conoscerli.
*coordinatore nazionale
di Forza Italia