Caro Josè, il turnover in tv non funziona

È vero che risentirsi come ha fatto Mario Sconcerti mercoledì sera durante la diretta Sky è forse un po’ troppo: trattare Beppe Baresi come il primo che passa per la strada non è stato gentile. È anche vero però che Josè Mourinho dovrebbe cominciare a imparare le regole del gioco, non fosse altro perché le tv pagano fior di milioni per avere il meglio dalle squadre di serie A. In pratica: quello che è successo dopo Inter-Lecce ha dato molto (forse troppo) fastidio, se perfino l’allenatore della squadra avversaria Beretta ha accusato il collega di scarso rispetto per non essersi presentato in sala stampa.
Josè - parere personale - è fortemente simpatico, sa come usare i media e lo fa con una destrezza che non ha paragoni. Per questo, qui in Italia, sembra un marziano. Però, appunto perché siamo in Italia e non in Inghilterra dove se la cavava con un paio di risposte e poi a casa, deve rassegnarsi che almeno in questo il nostro calcio cambierà lui e non il contrario. È vero: il lungo giro delle sette chiese in un dopopartita in cui l’adrenalina è ancora a mille, diventa sfiancante. Ma Sky, Mediaset, Rai e tutte le altre reti collegate ha diritti sanciti da un contratto. E giustamante pretendono. Così come pretendono i tifosi rimasti davanti allo schermo.
Insomma: mandare Baresi alla conferenza stampa della vigilia di Inter-Lecce è stato simpatico, rimandarlo dopo è stato un po’ esagerato, con tutto rispetto per il lavoro che Beppe sta facendo e di cui - siamo tutti sicuri - Mourinho sta usufruendo. E se per Josè il turnover funziona in campo, la scusa di essere sovraesposto mediaticamente non può funzionare, anche perchè - usando lo stesso metro - Ibrahimovic mercoledì sera non avrebbe dovuto giocare. Invece Ibra c’era, Adriano e Mancini pure. Mourinho in sala stampa invece no. Ed è stato un errore.