Caro libri: è colpa anche dei prof

Decine di volumi vengono spediti gratis agli insegnanti per spingerli ad adottare le nuove edizioni, mettendo fuori gioco l'usato. E il costo per le famiglie lievita

Roma - L’ultima «trovata» è quella legata al peso che rovina la spina dorsale. La Divina commedia è troppo pesante? Facciamo tre volumi al posto di uno. Il testo di storia pure? Si divide in due. I libri si moltiplicano, il contenuto rimane identico ma il prezzo complessivo lievita. Per il benessere degli studenti e il malessere dei genitori che si adeguano a denti stretti.

Le furbate degli editori sono talmente disparate che non basterebbe un libro - per restare in tema - a contenerle. Ieri il Giornale ha offerto qualche assaggio sui testi rieditati nella forma e immodificati nel contenuto. Una cosa da far indignare i docenti più seri. «In effetti cambiano le briciole oppure l’ordine degli esercizi o dei capitoli – spiega Giovanni Petrone, insegnante di matematica di vecchio stampo –. Ma io dico ai ragazzi di non lasciarsi incantare. Voglio che prendano i libri usati, magari quelli del fratello maggiore, tanto la matematica non cambia. Non devono lasciarsi ingannare dalla copertina nuova. Molto però dipende da noi. È solo una questione di buona volontà. Purtroppo molti colleghi preferiscono le ultime edizioni per fare meno fatica ad assegnare gli esercizi».

Petrone non sarà certamente l’unico ad essere morigerato. Ma moltissimi professori stanno al gioco. E accettano volentieri la consultazione dei testi nuovi da questa o quella casa editrice. Così, verso la fine dell’anno, a dicembre–gennaio, ogni professore che intende cambiare il testo adottato viene subissato di testi patinati. Sei, sette per ogni materia, quando va bene. Trenta o quaranta se il docente insegna italiano e storia. Già perché accanto a un libro di grammatica, c’è quello di antologia, c’è il vocabolario, la narrativa e chi ne ha più ne metta.

Non è tutto. I libri che vengono spediti in visione, spesso e volentieri rimangono nel cassetto del professore o finiscono nel calderone della segreteria scolastica che poi non sa che farsene di tutti i testi piovuti dalle case editrici. Roba da farsi una biblioteca da offrire in comodato agli studenti meno abbienti. E che dire degli incentivi extra? Cosa da poco, certo. Ma qualche dirigente ammette che l’enciclopedia in regalo non si nega a nessuno. Non si può parlare di una vera e propria «Libropoli» ma lo sperpero di testi regalati o dati in visione e mai ritirati ricade sulle spese complessive di ogni azienda che poi si rivale sui prezzi di copertina. E sulle famiglie.

Serve oculatezza nella scelta dei testi, dunque. Lo sa bene Marco Bevilacqua, preside dell’Its Ambrosoli di Roma. «L’anno scorso si è presentata la Guardia di finanza nella nostra scuola per controllare se cambiavamo i testi annualmente e ci hanno consigliato di indirizzare i nostri professori a non sostituire i libri come fossero noccioline». Un suggerimento inappropriato per docenti che dovrebbero maneggiare il sapere meglio di chiunque altro. Eppure, molti di loro si fanno abbagliare dall’apparenza. Anziché esigere libri stampati su carta riciclata come accade in Germania o in Giappone, si fanno suggestionare dalle copertine patinate o dalle figure, dai colori. Ma le belle stampe costano e così un libro di Storia sale a 30 euro come ridere.

Il capitolo libri, dunque, sta diventando un’emergenza scolastica. Ed ecco qualche soluzione al problema. «Ogni scuola potrebbe acquistare all’ingrosso i testi e offrirli in comodato d’uso agli studenti che imparerebbero a usare con più cura i libri» suggerisce Bevilacqua. «Io preferirei una biblioteca di classe, per i compiti Internet e fotocopie risolverebbero il resto dei problemi» aggiunge Mario Rusconi.