Caro Maroni, tenga chiuse le curve

A questo punto, caro ministro Roberto Maroni, ha ragione lei. Quelle curve non vanno più riaperte, non solo come punizione per gli scalmanati, ma anche perché a Napoli siamo tutti un po' superstiziosi e a spalti vuoti non facciamo che vincere. Evidentemente il troppo amore deconcentra e ai ragazzi di Reja, che stanno dimostrando di eseguire i compiti con umiltà e diligenza, l'abbassamento del volume giova. Tanto ci pensa il nostro presidente a ravvivare gli spalti con la sua festosa famigliola. Che dire? È una grande gioia, una tripla gioia. Essere secondi solo all’Inter in classifica, sia pure in stralunata compagnia, mette le vertigini, ma scalda il cuore constatare che il nostro non era un fuoco di paglia, sgradevole sensazione che serpeggiava all'indomani del doppio ko di Lisbona e Genova. Dov'erano finiti la grinta e l'entusiasmo dei piccoli grandi leoncini azzurri, ci eravamo chiesti sbigottiti non più di due settimane fa? Ebbene, eccoli qua in formato gran galà, anche perché tutti converranno che fare il contropelo alla Signora ha sempre un gusto particolare e stavolta non ci sono rigori inesistenti che tengano. Si dica finché si vuole che al San Paolo c'erano bianconeri un po' sbiaditi ma il gol di Amauri poteva avere effetti psicologici devastanti. E invece la festa continua e ringraziamo ancora Reja e il suo understatement da istruttore di nuoto. Sia ben chiaro: qua nessuno si monta la testa. Il nostro obiettivo (non proprio previsto) è tornare tra le grandi e mi sa proprio che ci stiamo riuscendo...