CARO MASSIMO LASCI PERDERE I COLLI

Caro D’Alema, le scrivo per spiegarle in modo ragionato e ragionevole perché lei non può essere il Presidente di questa Repubblica. Partirò da un ricordo comune. Quando Letizia Moratti era presidente della Rai volle propormi come direttore del Tg3. Ero allora un editorialista della Stampa e fui lusingato dall’offerta. Ma mi telefonò subito l’assistente della Moratti, Agostino Saccà, che mi prescrisse di chiedere a lei, onorevole D’Alema, il suo consenso dal momento che Raitre apparteneva e appartiene al suo partito. Lei mi rispose: «No, non posso darle il mio consenso perché una sua direzione del Tg3 sarebbe vissuta da quella redazione come un atto di maccartismo». Poi con pazienza mi spiegò: «Non importa quel che lei è, ma come sarebbe vissuta la sua direzione, e cioè come maccartismo».
Lei aveva ragione: quando si tratta di attività pubbliche non importa quel che si è, ma come si è vissuti dagli altri. È per questo che sono sicuro che lei comprende perfettamente se le dico che lei sarebbe vissuto oggi da metà degli italiani come il vero leader della parte politica più detestata. Nel mio caso fu tirato in ballo il maccartismo, nel suo il comunismo. Cliché polverosi e archiviati? Sembra di no: checché ne dica Giuliano Ferrara, la questione comunista è per più della metà degli italiani viva e attuale. E lei lo sa benissimo perché altrimenti lei stesso, o Fassino, o Veltroni, vi sareste candidati per Palazzo Chigi anziché nascondervi dietro un prestanome. Smettiamo di far finta. C’è poi un altro punto fondamentale: gli ultimi quattro Presidenti della Repubblica (Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi) sono stati tutti eletti con una vastissima maggioranza (nel caso di Cossiga all’unanimità) che ha permesso a tutti gli italiani di sentirsi garantiti anche se poi non tutti i presidenti hanno fatto un’ottima riuscita. Dunque: quattro volte sette fa ventotto. Da ventotto anni gli italiani vedono insediato al Quirinale un presidente non di parte. Anzi durante il quinquennio berlusconiano, gli anti-berlusconiani si sono sentiti più che garantiti, quasi blindati da un uomo come Ciampi: un presidente di cultura azionista che non ha fatto sconti a Berlusconi, severo e impeccabile. Adesso noi vogliamo il nostro nuovo Ciampi, visto che quello originale non è disponibile. Le chiedo: secondo lei, la metà degli italiani che detesta la sinistra tanto quanto l’altra metà detestava il nostro governo, da quale arbitro imparziale dovrebbe sentirsi garantita? Da lei? Suvvia. Lei sa benissimo che la questione non è personale ma politica: lei, come arbitro, indosserebbe la stessa maglia della squadra di governo che gioca contro di noi. Arbitro e giocatore come ufficiale e gentiluomo? Suvvia un'altra volta. Chi sta facendo lobby per lei in questi giorni pretenderebbe che noi aderissimo a una sorta di superomismo di seconda mano: vorrebbero spacciarla per un superuomo che tutto può contenere e tutto può rivitalizzare, come un’energica lozione. Sono sicuro che lei sia il primo a sorridere sotto i baffi di una tale puerile follia. Lei ha pregi e difetti come tutti, anche se i suoi pregi e i suoi difetti sono di alto livello. Inoltre è giovane quanto basta per poter attendere serenamente il suo turno e dedicarsi a completare l’opera di cui ha davvero bisogno la nostra democrazia: una sinistra democratica il cui leader possa mostrarsi alla luce del sole come aspirante primo ministro, come nei famosi Paesi normali, senza doversi nascondere dietro un esperto in spiritismo. Una volta era di moda dire che l'Italia mancava di un centrodestra maturo e affidabile. Le elezioni e i fatti hanno risposto. Il problema adesso è la sinistra. Posso permettermi un consiglio? Caro D'Alema, finisca il suo lavoro in casa e lasci perdere i colli.
p.guzzanti@mclink.it