«Caro ministro, controlli quella targa»

Francesco Cramer

Milano Ministroooo... Ministro scusiiii... Ministro una domandaaaa... Tra i parlamentari pullulano i Verdone versione Furio. Pignoli, cavillosi, pedanti onorevoli che tirano per la giacchetta i titolari dei dicasteri e persino il premier in persona ogni due per tre. Dall’inizio della legislatura sono piovuti sul governo 92 mozioni, 218 interpellanze, 2307 interrogazioni.
La si pianti, quindi, col denunciare i nostri eletti che se ne fregano degli elettori! Ma quando mai? Silvia Velo, Michele Pompeo Meta, Emanuele Fiano e Mario Lovelli (Pd), per esempio, prima dell’estate hanno investito di una spinosa questione il ministro dei Trasporti Altero Matteoli. Un tale di Milano, alla guida della sua Smart, è stato multato perché «la targa anteriore della sua auto risultava coerente con quella indicata nella carta di circolazione mentre quella posteriore risultava difforme in quanto in luogo della “G“ conteneva una “C“. Come intende il ministro intervenire e accertare eventuali responsabilità?». Il medico veterinario Gianni Mancuso (Pdl) invece s’è preso a cuore quelli che in primavera starnutiscono. E ha firmato un’interrogazione per sapere se il governo, visto che «sono in costante aumento le pollinosi causate dall’ambrosia, ha in mente un piano nazionale per contrastare la diffusione dell’ambrosia artemiisifolia». E sempre lui l’estate scorsa si dev’essere tuffato in un oceano di meduse cosicché, scottato, ha subito domandato al ministro delle Politiche agricole «cosa intende fare per i milioni di italiani che hanno guardato con preoccupazione il mare prima di immergersi per bagni refrigeranti». Pungente. Come del resto i colleghi democratici Sani e Oliverio che, preoccupati per «i numerosissimi fenomeni di apicidio che hanno decimato gli apiari fino al 30% del totale», hanno chiesto se Palazzo Chigi può indennizzare i poveri apicoltori. Il leghista Cota si è tirato dietro mezzo Carroccio e ha firmato un’interrogazione per sensibilizzare l’esecutivo sulla «filiera del tonno rosso». Povero ministro Zaia: il tempo di informarsi sui pesci che gli è arrivata la tegola del cacio grattugiato. Elisabetta Zamparutti (Pd) lo ha inchiodato: «Decine di tonnellate di scarti di formaggi, con vermi e escrementi di topo, vengono venduti a prezzi stracciati. Che cosa intende fare?».
D’altronde la salute è salute, scherziamo? Massimo Donadi (Italia dei valori) ha interpellato tre dicasteri diversi «sui contenitori di plastica, tra i più diffusi fatti in cloruro di polivinile, che a contatto con i cibi caldi rilasciano sostanze cancerogene. Non ritenete quindi opportuno dedicare al problema maggiore attenzione?». E mentre i democratici Marco Carra e Luciano Pizzetti si dannavano per «lo sciopero del prosciutto e la crisi del San Daniele», Riccardo Migliori (Pdl) ha bussato alla Farnesina per sapere se Washington ha «davvero bloccato le esportazioni del Brunello di Montalcino». Giuseppe Ruvolo ha invece coinvolto i suoi compagni dell’Udc per tallonare il governo sugli «effetti negativi della siccità» mentre Luciana Pedoto è partita nella crociata a tutela di anziani e bambini, «in gravi disagi per il caldo record: cosa fa l’esecutivo per fronteggiare l’emergenza?».
È il caso di definire «stupefacente» l’interrogazione del centrista Gian Luca Galletti che lo scorso maggio ha chiesto a Berlusconi di controllare che «la quarta mostra convegno ecotecnologica della cannabis medicinale e industriale “Cannabis tipo forte” di Bologna si svolgesse nel pieno rispetto della legge».
Hanno superato gli steccati ideologici Renzo Carella (Pd) e Silvano Moffa (Pdl) che, messisi in tandem, hanno chiesto ai ministri Scajola e Sacconi di «evitare che prodotti delicati e complessi come l’inflator per airbag, finora prodotto a Colleferro dalla multinazionale statunitense Arc Automotive, possano essere realizzati in Cina con scarsa garanzia di sicurezza». Mentre l’azzurro Carmelo Porcu s’è preoccupato perché «il contrassegno per disabili utilizzato in Italia non è conforme al modello europeo; di colore azzurro chiaro, tranne il simbolo della sedia a rotelle bianca su fondo azzurro scuro». Possiamo dormire sonni tranquilli, siamo tutti tutelati. Dal primo all’ultimo. Persino chi è nato in Africa una cinquantina di anni fa. Luca Volontè (Udc), infatti, ha chiesto a premier, ministri dell’Interno e degli Affari esteri di «riconoscere le sofferenze e i patimenti dei figli nati in Somalia da padre italiano e madre somala tra il 1950 e il 1960».