Caro Pannella non ti seguirò

Caro Marco, Radicali Italiani ha ormai scelto, da tempo ed in modo irreversibile, di perseguire il progetto di un nuovo soggetto politico con i socialisti di Boselli e di Bobo Craxi, che si presenti alle elezioni politiche nella coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Considero questa scelta contraddittoria con l'esperienza italiana dei radicali in questi dieci anni. Nel centrosinistra vi è personale politico di qualità e vi sono certo individualità liberali, ma la cifra complessiva della coalizione resta quella dello statalismo paternalista, della «sindacatocrazia» (per dirla con Sturzo prima e con Pannella poi), del giustizialismo e dell'antiamericanismo. Prodi non potrà essere un leader «blairiano»: prima di tutto perché, come abbiamo visto anche nei cinque anni in cui è stato Presidente della Commissione Europea, il suo profilo politico è quello di un conservatore dal punto vista economico sociale; e poi perché, tanto la maggior parte dei partiti che lo sostengono, quanto la parte più visibile se non maggioritaria del suo elettorato (pensiamo alle piazze arcobaleno o a quelle sindacali, che urlano alla macelleria sociale ogniqualvolta si vuole riformare qualche stortura del welfare o della scuola o della sanità) non chiede riforme liberali, ma protezione e conservazione. Del resto, dopo il risultato delle elezioni regionali, tu stesso hai avuto parole durissime per «questo» centrosinistra e «questo» Romano Prodi. È indubbio che sui temi della «laicità» che hanno caratterizzato la tua politica anche nei tempi più recenti, a sinistra si trovano posizioni più consonanti con quelle radicali. Ma è altrettanto indubbio che Prodi non è un leader «laico» di una coalizione «laica»: su questi temi (quelli della biopolitica o delle libertà personali) le maggioranze, in un senso e nell'altro, si formeranno in modo trasversale in Parlamento. Ho ascoltato e in parte compreso le ragioni, anche di opportunità, che militano a favore del tuo schierarti con il centrosinistra. Io continuo a ritenere, invece, come ho sostenuto in questi anni - per rinnovata convinzione, non per «fissità» - che i Radicali Italiani avrebbero dovuto giocare le proprie carte riformatrici nel centrodestra. Non mi sfuggono i problemi e le gravi contraddizioni e mancanze, in termini liberali, che vi sono state nella Cdl in questi cinque anni di governo (dove pure alcune cose buone sono state fatte: penso alla politica internazionale e ad alcune riforme, come quella del mercato del lavoro, delle pensioni e dell'istruzione o alla riduzione delle aliquote fiscali). Né mi sfuggono gli atteggiamenti passivamente allineati ad alcune indicazioni della Chiesa cattolica. Ma laddove nel centrodestra le nostre idee e le nostre posizioni sui temi economici o della giustizia o della politica internazionale sono quelle a parole declinate, con maggior «moderazione», da molti esponenti di primo piano della coalizione e invocate da una parte importante dell'elettorato (spesso deluso, come noi, per la timidezza riformatrice del centrodestra), nel centrosinistra l'avversione alle posizioni radicali è stata e resta «programmatica». Tu, caro Marco, hai detto che scegli «l'alternanza», cioè il governo Prodi, in vista «dell'alternativa», quella liberale. Io credo invece che la vittoria di questo centrosinistra chiuderebbe le porte per lungo tempo alla possibilità stessa di avere quelle riforme liberali, urgenti e coraggiose, di cui Italia ed Europa necessitano. E credo che la Casa delle libertà guidata da Silvio Berlusconi resti il luogo dove le nostre idee e proposte liberali e liberiste abbiano non solo cittadinanza piena, ma anche qualche possibilità concreta di trovare sbocchi politici. Il tempo di questa discussione all'interno di Radicali Italiani, però, è ormai consumato, visto che la scelta è stata di già compiuta. Né potrebbe essere rimessa in discussione in questo Congresso, chiamato a porre i sigilli su di una decisione già presa nei fatti. Per questo, con altri di storia radicale e liberale, ho dato vita ad un nuovo soggetto politico per la Casa delle libertà, i Riformatori Liberali, che abbiamo presentato in una manifestazione dal titolo, diciamo così, programmatico: «America, mercato, individuo». La nostra scommessa, quella di contribuire al rilancio dei contenuti liberali, liberisti e laici all'interno del centrodestra, è una scommessa difficile. Potremo perderla; ma so che potremmo anche vincerla. Il sostegno pubblico che abbiamo fin qui ricevuto da Silvio Berlusconi e da altri leader della Cdl ci confortano, come ci confortano i numerosissimi messaggi di adesione che riceviamo. Insomma, caro Marco, se sul piano del Partito Radicale Transnazionale, nonviolento e transpartito - il soggetto titolare della continuità cinquantennale del Partito Radicale - il mio impegno convinto accanto a te proseguirà, sul piano della politica italiana e dello scontro elettorale che si avvicina non ti seguirò e, anzi, cercherò con i Riformatori Liberali di rafforzare lo schieramento opposto a quello che tu hai scelto. Quanto al Congresso di Radicali Italiani, avrei potuto approfittare della platea congressuale per ricavarne una sconfitta tanto certa quanto fruttuosa sotto il profilo mediatico. Ma non mi sentirei così di onorare una militanza politica al tuo fianco nelle vicende italiane durata oltre dieci anni, di cui sono e sarò sempre orgoglioso. A tutti quei radicali che avrebbero voluto sostenere al Congresso la mia proposta di alleanza con il centrodestra non posso che dare appuntamento, se lo vorranno, alle prossime manifestazioni dei Riformatori Liberali. Buon congresso.