Caro Pannella, torna liberale

Caro Marco,
alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile hai fatto la tua «scelta di campo», contribuendo così in modo decisivo alla vittoria dell'Unione. Grazie ai tuoi voti abbiamo oggi ai vertici delle istituzioni e del Governo personalità della sinistra italiana che da radicali abbiamo aspramente combattuto. Grazie ai tuoi voti Romano Prodi e questo centrosinistra governano l'Italia: vedremo quale sarà la cifra di questa «alternanza», se quella di un auspicabile riformismo «blairiano» o, più prosaicamente, quella massimalista, conservatrice e sindacatocratica che abbiamo per tanti anni attribuito alla sinistra italiana. Ammetto di avere su questo un pregiudizio, ed è per questo che con altri radicali ho scelto il centrodestra berlusconiano, pieno di contraddizioni, certo, ma che ritengo alla luce dei fatti lo schieramento di gran lunga più liberale.
Ma non è di questo che voglio parlare. Il 25 giugno vi sarà il referendum sulla riforma della Costituzione approvata nella precedente legislatura dalla maggioranza di centrodestra. Mi chiedo, e ti chiedo, se anche in quell'occasione tu sarai schierato con il centrosinistra, al fianco di Oscar Luigi Scalfaro e di quanti rivendicano la sacrale intangibilità della carta del '48; con coloro che, ancora spinti dal furore antiberlusconiano, preferiscono che la riforma fallisca, benché ampiamente positiva, piuttosto che riconoscere al Cavaliere e alla sua coalizione, così estranea al potere «perbene», il ruolo di costituenti.
Al fianco di quanti pontificano sul fatto che le riforme - elettorali o costituzionali - non si fanno a maggioranza: noi abbiamo sempre sostenuto il contrario, purché, naturalmente, si seguano le procedure legittime.
Sia chiaro: la riforma contiene alcune incongruità e anche qualche grave «errore di scrittura» che dovrà necessariamente essere corretto. Ma la campagna per il «no» al referendum condotta da Prodi, Scalfaro e compagni, non si basa su questi «dettagli» bensì su un violento attacco politico a Berlusconi e su una serie di falsità.
Tu sai bene che per ciò che concerne la devolution il testo Calderoli corregge le storture del Titolo V dell'Ulivo e di Bassanini e garantisce l'unitarietà delle politiche in molti settori (l'energia, ad esempio) che ora è in discussione nella massima incertezza del diritto. Checché ne dica la propaganda, il federalismo «primordiale» leghista si è rivelato nei fatti più razionale e consapevole degli equilibri nazionali di quello «consapevole» della sinistra.
Sugli altri punti. Qualcuno nel fronte del no vaneggia di «dittatura del premier» a proposito del fatto che il primo Ministro sarebbe formalmente indicato dagli elettori, avrebbe la possibilità di scegliere e revocare i ministri e l'iniziativa di scioglimento delle Camere: ma, nell'impossibilità di una scelta presidenzialista, non sono questi i punti che noi liberali e radicali dovremmo trovare qualificanti e non «squalificanti» della nuova Costituzione? Idem per la fine del bicameralismo perfetto, pleonastico ed inefficiente, che abbiamo più volte invocato, e per l'istituzione di un Senato federale.
Una particolarissima congiuntura politica ha fatto sì che si arrivasse, dopo decenni di inconcludenti Commissioni apposite e di «ragionamenti», ad una innovativa riforma della Carta Costituzionale. Le parti che necessitano di aggiustamenti e modifiche entreranno in vigore tra cinque o dieci anni: un tempo sufficiente per intervenire. E intervenire sarà possibile, proprio grazie al fatto che un meccanismo ad orologeria sarà stato attivato. Vincesse il no, lo sappiamo e lo sai, non sarà seppellita la riforma della Cdl, ma sarà seppellita per lungo tempo la possibilità stessa che si arrivi alle necessarie modifiche della Costituzione repubblicana. A meno che tu non pensi davvero che questo centrosinistra potrà trovare nei prossimi anni un minimo comun denominatore sulle riforme istituzionali per cui valga la pena di battersi.
Caro Marco, mi piacerebbe capire se un liberale, un riformatore e un referendario come te marcerà compatto con la coalizione che ha scelto, anche se oggi questa intende piegare a fini di immediato tornaconto politico e all'insegna del «tanto peggio, tanto meglio» un appuntamento referendario che potrebbe garantirci una nuova e migliore Costituzione, oppure se - nella sua proverbiale autonomia - sceglierà di battersi perché prevalgano le idee e gli interessi dei liberali che oggi corrispondono alla vittoria del Sì al referendum del 25 giugno.
Un abbraccio,
Benedetto Della Vedova