Caro papà, smettila di fare le corna alla mamma

La lettera di Natale che il giovane Davide ha scritto a suo padre

Caro papà, la situazione che stiamo viven­do in famiglia non è per niente semplice. Sono ormai tre anni che tradisci mamma e, quindi noi tre figli, con un’altra donna, ma nonostante tutti i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro lo sap­piano, tu noncurante vai avanti per la tua strada. Ho sempre pro­messo a me stesso che il giorno in cui ti avrei manifestato quello che penso, lo avrei fatto per sbat­terti in faccia tutta la mia rabbia repressa.

Al contrario ora mi ritro­vo (all'insaputa di tutti) a scriver­ti l'amore che provo ancora, assie­me ai miei fratelli e a mamma, nei tuoi confronti. Ho sempre soffer­to silenziosamente per quello che hai fatto e per quello che stai facendo. Mi sono sempre com­portato allo stesso modo con tut­ti, senza mai far trasparire il dolo­re della mia anima. Per la prima vol­ta dopo tre anni, l'altra sera dopo essere tor­nati da Pa­via dove ab­biamo tutti quanti fe­steggiato il tuo comple­anno, ho pianto. Ho lacrimato pensando a quello che prima tu rappresentavi per me. Medico, colto, pieno di amore nei confronti dei tuoi figli e di tua moglie: un papà e un marito per­fetto, guidato da sani principi mo­rali. In un certo senso ti invidiavo.

Non è un caso che tante delle tue passioni come la musica, i libri e tante altre siano anche le mie. Ti avevo considerato come un mo­dello di vita, e in quanto tale vole­vo seguire i tuoi passi: creare una famiglia. Dove eri tu, ero io. Ricor­di? Facevamo tutto assieme: la domenica mattina andavamo di buonora in edicola a prendere il giornale; tagliavamo il prato as­sieme; venivo a trovarti al lavoro, aspettandoti anche per ore pur di avere il piacere di tornare a casa con te. Ti ricordi quando tornavi dai congressi a Bologna? Ero sem­pre il primo a correrti tra le brac­cia per salutarti. Ma tutto questo capitava anni fa... ora è diverso, ora sono cresciuto.

Come mi hai detto una volta, provocandomi un’enorme sofferenza, tu non sei più il nostro «papi», ma il nostro papà. Ti sembra possibile che tu dopo quasi 25 anni di matrimonio ti sei «innamorato» di una collega (che quotidianamente vedi) che ha già alle spalle due matrimoni e una figlia? Come puoi innamorarti di una donna che ti ha allontanato da tua moglie, una donna bella e intelligente, capace di crescere tre figli con le proprie forze mentre tu facevi turni di lavoro impossibili? E ti rendi conto per chi la lasceresti?

Non ho il «piacere» di conoscere la tua collega e spero mai di incontrarla sul mio cammino... ma conoscendo la tua moralità mi sembra irrazionale credere che ami una donna che ha distrutto la tua famiglia. La nostra famiglia. E non puoi immaginare quanto male mi fai quando dici a mamma che non hai voglia di parlare di questo argomento perché sei stanco e vuoi guardare la televisione. Non è mai il momento giusto. Ti ricordo tuttavia che la normalità in una famiglia non è nel silenzio, ma nella discussione. Per quanto spinoso possa essere l'argomento, è giusto affrontarlo. Anziché avvicinarti anno dopo anno sempre di più a mamma e passare con lei quelli che dovrebbero essere gli anni più tranquilli della tua vita, preferisci allontanarti per essere autonomo.

Non vuoi più nemmeno rendere conto a tua moglie, sposata davanti a Dio e allo Stato, di quello che fai. Tu dici che neanche lontanamente possiamo immaginare quello che frulla nella tua testa. Solo tu sai. Tu non vuoi dire. Preferisci una tranquillità di plastica, apparente. Spero con tutto il cuore che la tua sia solo una perdita momentanea della luce del faro, perché non è logicamente possibile andare avanti in questo modo. Non ho molta esperienza di vita, ho solo diciotto anni in fondo. Ma sono certo che quando queste storie vengono alla luce, si è soliti scegliere la famiglia, non una situazione intermedia data dall'aggiunta alla famiglia di un elemento inutile, pericoloso. Capisci che dirci che ci vuoi bene e continuare a vederla è paragonabile ad un abbraccio che termina con una pugnalata alla schiena di noi tutti? Ti ho scritto non per porti in ridicolo di fronte a chiunque legga questa lettera, ma perché siamo stanchi di questa situazione. Non ne possiamo più, siamo stanchi di combattere. È ora che tu ragioni per illuminare quella parte del tuo cuore oscurata da una donna di troppo. Forse ora stai piangendo. Spero che tu stia piangendo. Se è così vuol dire che in fondo ho mosso qualcosa nella tua anima. In qualche modo il mio scopo l'ho raggiunto. Torna da noi papà. Ti aspettiamo a braccia aperte. Con amore, Davide