Caro-petrolio, in arrivo stangata da 1.900 euro

da Milano

Una stangata da 1.900 euro: è quella che attende le famiglie italiane per fine anno, quando l’inflazione reale sarà arrivata al 5,9% a causa dei rincari provocati dai continui aumenti del petrolio, arrivato ormai a 127 dollari al barile. Così le ultime stime di Adusbef e Federconsumatori, secondo cui, per la sola voce energia, il rincaro sarà di circa 660 euro: 205 per luce e gas, circa 280 per i carburanti (frutto di una media dei rialzi di benzina e gasolio) e 175 per il riscaldamento. Altrettanto pesante il «capitolo» alimentari-bevande, per cui si prevede una maggiore spesa fra i 485 e i 490 euro.
Le spese per i servizi delle banche - finite di recente anche nel mirino dell’Antitrust per le difficoltà opposte al «trasloco» dei mutui - e delle assicurazioni incideranno, rispettivamente, per ulteriori 40 e 55 euro, mentre per i trasporti si prospetta un aggravio complessivo nell’ordine degli 80-90 euro. Per la nettezza urbana si spenderanno mediamente 35 euro in più: in salita di circa 25 euro la spesa per l’acqua e perfino, nell’estate ormai alle porte, quella per sdraio, ombrelloni e cabine, per un totale di circa 50 euro in più rispetto al 2007. A questo Adusbef e Federconsumatori sommano i cosiddetti costi indiretti, pari a 430 euro, che incideranno nella determinazione dei prezzi dei beni di consumo, portando il totale a 1.875 euro.
E sul tema è intervenuto il sottosegretario allo Sviluppo economico Ugo Martinat: «Bisogna trovare il modo per abbattere i prezzi dei carburanti e contenere i consumi», ha detto, e «puntare su fonti alternative. Per quanto ci riguarda - ha aggiunto - ribadiamo la necessità del recupero del nucleare». Un tema ripreso anche dall’amministratore delegato di Edison, Umberto Quadrino: «Dobbiamo valutare l’opzione nucleare in modo pragmatico e senza preconcetti», ha detto.
Intanto, dai Paesi produttori di petrolio arrivano indicazioni contrastanti. Venerdì l’Arabia Saudita ha annunciato che la produzione di greggio del Paese è aumentata dal 10 maggio scorso di 300mila barili. Una decisione criticata aspramente dall’Iran, che la considera una «mossa politica». Ma per il presidente americano George W. Bush, l’aumento della produzione saudita «non è sufficiente»: «Il nostro problema in America si risolve se espanderemo la nostra capacità di raffinazione, promuoveremo l’energia nucleare e continueremo la nostra strategia di avanzamento nelle energie alternative». Intanto, Germania, Austria e Svizzera valutano la possibilità di un ricorso al Wto a fronte del continuo aumento dei prezzi dell’energia, in particolare del petrolio. Lo ha indicato il ministro dell’Economia di Vienna, Martin Bartenstein, al termine di una riunione con i suoi omologhi di Berlino e Berna.