Caro-petrolio, la Bce taglia la crescita 2005

da Milano

Ci sono i prezzi petroliferi, responsabili della revisione al ribasso delle stime crescita di Eurolandia e del contestuale rialzo delle previsioni d’inflazione; e c’è anche la «deplorevole» lentezza con cui i Paesi della euro zona stanno procedendo con il risanamento delle finanze pubbliche. Sono le due spine nel fianco della Bce, puntualmente messe in evidenza nell’ultimo Bollettino mensile diffuso ieri. L’istituto guidato da Jean-Claude Trichet ha buoni motivi per essere preoccupato dagli effetti derivanti dal caro greggio, riassumibili per ora in un calo della domanda e della fiducia. Ciò ha indotto l’Eurotower a limare di un decimo di punto la crescita del Pil 2005, ora compresa tra l’1 e l’1,6%, e di due decimi quella dell’anno prossimo, che dovrebbe oscillare tra l’1,3 e il 2,3%. Anche se il futuro andamento del petrolio costituisce un’incognita, la Bce ritiene comunque che «l’espansione economica potrebbe rafforzarsi nella seconda metà dell’anno». Trichet continua a monitorare con grande attenzione anche la dinamica dei prezzi al consumo. L’inflazione sarà quest’anno tra il 2,1 e il 2,3% (contro l’1,8-2,2% delle stime di giugno) e tra l’1,4 e il 2,4% nel 2006 (0,9-2,1%). Uno sviluppo economico inferiore alle attese rischia inoltre di rallentare l’aggiustamento dei conti pubblici. Il Bollettino definisce «particolarmente preoccupante» la situazione dei Paesi «fuorilegge» nel rapporto deficit-Pil come Italia, Portogallo, Germania, Francia e Grecia. In particolare, per il nostro Paese la Bce prevede un peggioramento del rapporto debito-Pil. La strategia di risanamento basata sul contenimento della spesa viene giudicata non «pienamente efficace», con rischi di sforamento individuati nel capitolo Sanità. È dunque essenziale che l’Italia adotti «una strategia di riforma credibile e misure strutturali tali da progredire nell’azione di risanamento almeno al ritmo promesso».