Il caro-petrolio discusso al G8: colpirà i poveri

da San Pietroburgo

Gli squilibri globali - e fra questi, i prezzi erratici di gas e petrolio e la regolarità delle forniture energetiche - sono al centro della riunione dei ministri finanziari del G8, a San Pietroburgo. Il vertice prepara il summit annuale dei capi di Stato e di governo, che si tiene a metà luglio nella stessa città baltica. Riflettori puntati sui problemi energetici, ma non solo per i paesi avanzati: gli elevati prezzi petroliferi stanno infatti danneggiando soprattutto i Paesi più poveri, soprattutto quelli africani. L’impatto del rialzo dei prezzi energetici sull’economia mondiale sarà affrontato da una relazione del managing director del Fmi, Rodrigo de Rato, e poi discusso dagli otto ministri, per l’Italia Tommaso Padoa-Schioppa.
Il ministro delle Finanze russo Alexey Kudrin e il presidente della Banca mondiale Paul Wolfowitz hanno annunciato ieri che Mosca cancellerà 700 milioni di dollari di debiti da parte dei Paesi dell’Africa sub-sahariana. Con la Banca mondiale è stato trovato un accordo per trasformare, attraverso un meccanismo di swap, debiti per 250 milioni di dollari in un canale di investimenti. Per Wolfowitz, il nuovo accordo è una chiara dimostrazione del ruolo della Russia come «donatore emergente» e come nuovo partner per lo sviluppo mondiale. È anche vero che questo è possibile grazie ai fortissimi introiti che Mosca ottiene dalla vendita di petrolio e gas naturale.
Il G8 emetterà, separatamente, una dichiarazione su energia e povertà, oltre che il tradizionale comunicato finale. Quest’ultimo documento si concentrerà sugli squiliibri economici globali: in particolare, l’elevato disavanzo corrente degli Stati Uniti e l’enorme surplus commerciale della Cina. Fra Usa ed Europa non mancano polemiche e frizioni su chi debba fare che cosa per appianare simili squilibri. Washington chiede agli europei di crescere di più, l’Europa chiede agli americani di consumare di meno (e non a credito). Dal summit sono assenti i banchieri centrali, dunque l’argomento cambi non è ufficialmente all’ordine del giorno. Del tema hanno tuttavia discusso, in un incontro bilaterale il ministro giapponese Sadakazu Tanagaki e lo segretario statunitense uscente, John Snow.