Caro-petrolio, ecco il piano del governo

Evitati i rincari medi del 3% al mese: i «costi fissi» verranno spalmati sulle bollette poco alla volta

Francesco Casaccia

da Roma

Il governo corre ai ripari. Per contrastare il caro-petrolio, che scarica i suoi effetti negativi sulle bollette energetiche, l’esecutivo ha predisposto un provvedimento per ridurre l’impatto dei rincari. Lo strumento individuato sarebbe quello del decreto ministeriale per cartolarizzare gli standed cost ed evitare gli aumenti medi del 3% che scatterebbero il prossimo primo luglio.
In questa fase, il governo avrebbe accantonato l’idea di un congelamento generalizzato delle tariffe ed avrebbe optato per questo intervento calmieratore. In altre parole, attraverso un decreto ministeriale che dovrebbe essere firmato in queste ore dai ministri delle Attività produttive Claudio Scajola e dell’Economia Domenico Siniscalco, viene spalmato nel tempo il peso sulle tariffe elettriche dei rimborsi degli standed cost, degli oneri sul nucleare e del Cip6 (l’incentivo concesso alle imprese che producono energia elettrica con fonti rinnovabili).
Senza questo intervento del governo il prezzo del petrolio alle stelle si scaricherebbe direttamente sulle bollette di luce e gas e, quindi, sui consumatori. Già dal prossimo primo luglio, infatti, le tariffe elettriche per uso domestico potrebbero aumentare del 4,5% con un aumento della spesa per le famiglie di circa 14 euro su base annua. Secondo l’istituto di ricerca Ref sarebbe questo l’impatto con un prezzo del petrolio di 60 dollari al barile. Ma lo scatto in avanti ci sarà anche con un greggio a 50 dollari il barile. L’incremento del 4,5% è il risultato di due fattori. Circa l’1,5% è conseguenza del recupero di costi sostenuti dall’Acquirente Unico, l’organismo che acquista l’elettricità per le famiglie. L’altro 3% si riferisce a previsioni di maggiori costi per l’acquisto di combustibili, petrolio e gas, relative al semestre da luglio a dicembre 2005 rispetto a quanto ipotizzato nel precedente aggiornamento tariffario. Il Ref non esclude che l’Authority per l’energia, come già fatto in passato, possa limitare gli aumenti tariffari sperando in un rapido abbassamento dei prezzi dei combustibili. Se, però, questo trend non si verificasse, gli errori di stima andrebbero recuperati nell’aggiornamento tariffario di fine settembre, procurando semplicemente un rinvio degli incrementi di spesa per le famiglie. Con il provvedimento del governo, invece, questo scenario viene escluso.
Il presidente di Assoelettrica, Giordano Serena, conferma che gli operatori del settore sono d’accordo con questa ipotesi di cartolarizzazione degli oneri di sistema per contenere le tariffe elettriche. «Il progetto - precisa Serena - circola da qualche settimana ed è di spalmare su 15 o 20 anni i costi di quelle voci che adesso sono in tariffa. Al produttore - continua - non cambia niente; è un meccanismo puramente finanziario che non incide sulla nostra attività». E aggiunge: «L’importante è che questi rimborsi siano assicurati, per il resto a noi la proposta va bene». Gli extra costi incidono per circa il 20% sulla bolletta nazionale, pari a 40 miliardi di euro. Dei 7,5 miliardi di oneri di sistema, il 6% riguarda la ricerca, l’8% gli oneri pregressi e quelli legati al nucleare, il 41% le tasse e il 45% i sussidi per il Cip6.