Caro-petrolio, il G7 medita contromisure

Cina promossa per aver reso lo yuan più flessibile

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Washington

Preoccupati che i crescenti squilibri globali, e fra questi l’aumento dei prezzi petroliferi, possano influenzare negativamente un’economia mondiale in salute, i ministri finanziari del Gruppo dei Sette, riuniti ieri a Washington, si dicono pronti a intraprendere «azioni vigorose». Inoltre, i Sette accolgono positivamente la decisione cinese di rendere più flessibile il cambio dello yuan nei confronti delle principali monete internazionali, dollaro escluso.
La riunione del G7 si è tenuta proprio mentre l’uragano Rita si avvicinava pericolosamente alle coste del Texas, minacciando direttamente una zona dove si trova almeno il 12% degli impianti americani di raffinazione del greggio. Il percorso di Rita - allarmante almeno quanto il disastroso Katrina - sembra evitare tuttavia il porto canale di Houston. Così i prezzi del petrolio si sono assestati sotto i 66 dollari. Il 20% della capacità di raffinazione Usa è comunque fermo. La preoccupazione del G7 è che gli ultimi aumenti del prezzo del greggio siano stati provocati dal lato dell’offerta piuttosto che della domanda, com’era avvenuto finora; e che questa situazione possa portare a ulteriori rialzi delle quotazioni, con ripercussioni negative sul clima di fiducia dei consumatori. Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada chiedono maggiore trasparenza sul mercato del greggio. «Il mondo ha assorbito finora il forte aumento del petrolio, ma il 2005 sta cominciando a mostrare un quadro diverso, e più preoccupante», afferma il direttore generale del Fondo monetario Rodrigo Rato. «Il petrolio rappresenta il rischio maggiore per l’economia», confermano fonti della delegazione tedesca.
Anche l’argomento cambi è stato discusso in maniera approfondita nella riunione dei Sette. La mini-rivalutazione dello yuan cinese (2,1%) nei confronti del dollaro, deciso lo scorso luglio, è apprezzata dai Paesi industriali, purché si tratti soltanto di un primo passo. L’improvvisa decisione delle autorità di Pechino di autorizzare una fluttuazione più vasta della moneta nazionale nei confronti delle altre maggiori divise, come euro e yen, è giudicata positivamente dal G7. Fin dalla riunione di Dubai, i Sette avevano fatto pressioni sulla Cina per l’abbandono dell’aggancio fra lo yuan e il dollaro americano. «Pechino - commenta il cancelliere dello Scacchiere britannico Gordon Brown - sta facendo progressi verso un sistema di cambi più flessibile».