Il caro-petrolio manda ancora a picco le Borse

Il greggio sfiora i 100 dollari il barile: l’Europa brucia altri 217 miliardi di euro e azzera i guadagni di un anno. Milano limita i danni

Milano - Sembra una vera e propria fuga, anche se c’è chi, meno prosaicamente, la chiama fly to quality. La si può vedere nel rendimento dei Treasury, i titoli di Stato Usa, i cui rendimenti sono scesi ieri per la prima volta dopo tre anni sotto il 4% per effetto di una domanda sempre più insistente. Ma, soprattutto, la ritirata è quanto mai visibile nel comportamento delle Borse mondiali, dove la parola d’ordine sembra ormai essere una sola: vendere. In attesa di tempi migliori. Si vendono i titoli finanziari, epicentro della crisi, ma ci si sbarazza anche degli automobilistici, dei ciclici e degli anticiclici; perfino degli energetici. È l’atteggiamento di quanti hanno fatto tabula rasa della razionalità e preferiscono uscire, costi quel che costi, prima di farsi prendere dal panico.

Di sicuro, il continuo lievitare del petrolio non aiuta. Il barile è arrivato ieri a 99,29 dollari, e quota 100 è ormai lì, a un soffio. Un soffio caldo che alimenta il surriscaldarsi dell’inflazione, genera preoccupazioni sulla tenuta della crescita economica mondiale e dell’America in particolare, visto che l’euro rende sempre più piccolo il dollaro (1,4856 ieri, ennesimo record storico). È il quadro preoccupante in cui i rischi di recessione sembrano aumentare giorno dopo giorno e finisce per spingere giù, inevitabilmente, i listini. A finire per prime in ginocchio sono state ieri le Borse dell’Estremo Oriente (meno 2,4% Tokio); poi è stata la volta dell’Europa, che ha preso un’altra sberla da 217 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. In fumo sono andati i guadagni di un anno sotto il peso degli ultimi ribassi: la maglia nera è stata Londra che ha perso il 2,5%, male anche Parigi (meno 2,2%), Milano (meno 1,5%) e Francoforte (meno 1,4%). A pagarne maggiormente le conseguenze sono stati i titoli del comparto bancario, in particolare Northern Rock (meno 12%), che ha fatto sapere di aver ricevuto nuove manifestazioni di interesse, tra cui una che valorizza il gruppo - finito in estate nell’occhio del ciclone in seguito a una carenza di liquidità - a prezzi inferiori di quelli attuali.

Wall Street, che oggi sarà chiusa per la Festa del ringraziamento (appuntamento che per tradizione dà il via alla stagione dello shopping natalizio), ha sostanzialmente tenuto (meno 1,7% il Dow Jones, meno 1,3% il Nasdaq), ma la tensione rimane palpabile dopo la diffusione, martedì scorso, delle stime con cui la Federal Reserve ha tagliato la crescita 2008 e dopo il calo in ottobre del Superindice (meno 0,5), il barometro sull’evoluzione dell’economia americana. Il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, ha inoltre dichiarato che l’anno prossimo le perdite e le svalutazioni sui sub prime cresceranno.

I mercati continuano ad aggrapparsi alla speranza di un ulteriore taglio dei tassi statunitensi in dicembre, nonostante l’ultima riduzione del costo del denaro, come si è potuto leggere nelle minute dell’ultima riunione del Fomc, sia stata decisa all’ultimo minuto.